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Feb 14

Super Bowl XLVIII – Denver Broncos Vs Seattle Seahawks 8-43

Sono passate poco meno di 24 ore dalla partita e le sensazioni non sono cambiate. Resta negli occhi e nella testa la delusione fortissima per una sconfitta ottenuta nel modo peggiore, senza mai essere in partita, senza mai lottare, dando l’impressione di essere totalmente inadeguati ad un appuntamento di questa importanza, la partita delle partite. Un esito del genere era difficile da prevedere, la stagione è stata grandiosa, un 140203010741-denver-broncos-peyton-manning-super-bowl-xlviii-single-image-cutrecord abbattutto dopo l’altro, l’attacco migliore della storia NFL (almeno a volere guardare i numeri messi nei libri dei record) che si presenta all’atto finale per chiudere in bellezza. Si pensava fosse l’occasione per festeggiare Manning e la sua carriera da futuro Hall of Fame senza il minimo dubbio, fresco del quinto titolo MVP appena vinto, poteva essere l’occasione per Champ Bailey di suggellare con l’anello 15 anni di football ai massimi livelli e mai, prima di ieri, l’apparizione al Super Bowl. Si voleva festeggiare Elway, che da giocatore 15 anni fa alzava al cielo il Vince Lombardi Trophy e da dirigente massimo dei Broncos ha riportato sul tetto del mondo questa squadra. Si voleva festeggiare John Fox, reduce da problemi cardiaci che ne avevano messo in dubbio la carriera e che ha “avuto paura di morire” e solo poche settimane dopo si ritrova amante ancora di più del suo “lavoro” e con la possibilità di vincere il match più importante.

C’erano tante belle storie in attesa del lieto fine, li a portata di mano, solo da scrivere. C’erano tutti i presupposti per chiudere al meglio la stagione. Certo non c’era la sicurezza di vincere. La stagione dei record aveva lasciato comunque ben visibili alcuni punti deboli che questa squadra ha ed ha avuto per tutto l’anno. La difesa non eccelsa, l’attacco sulle corse buono ma non fenomenale, la poca tendenza a creare turnover e dunque i pochi palloni recuperati agli avversari. Tutti punti deboli che si accoppiavano al meglio (o al peggio) con i punti di forza di Seattle, a cominciare dalla sua dominante difesa ultra fisica, al suo gioco di corse schiacciasassi e alla capacità del suo qb Russel Wilson di creare buone giocate dal nulla, eludendo la pressione della difesa avversaria con la sua mobilità. Insomma Seattle era tutt’altro che la vittima sacrificale di turno alla vigilia del match ma aveva tutte le carte in tavola per giocarsi ad armi pari la sfida. Ecco, ad armi pari però.

Invece l’ha dominata dal primo secondo all’ultimo. Non c’è mai stata una partita, non c’è stato un confronto tra due squadre al top della lega, una non è mai arrivata allo stadio e in questa partita non ci è mai entrata. Francamente, trovare i motivi, è difficile. Sono convinto che se si SB48StiffArm_1391393185272_2232339_ver1.0_640_480rigiocasse questo match 10 volte, Denver vincerebbe più della metà delle sfide. Non è inferiore a Seattle, ha più armi dalla sua per vincere una partita di football. Purtroppo però i Super Bowl non sono una serie di sfide, dove la più forte può venire fuori alla distanza, ma sono 60 minuti di football in cui bisogna dare tutto quello che è rimasto nel serbatoio al termine di una stagione massacrante. Seattle ha dato tutto, fisicamente ha dominato ogni duello in ogni angolo del campo, dalle trincee sulle due linee, agli scontri tra ricevitori e secondarie, con una fisicità che i Broncos non solo non hanno a disposizione, ma probabilmente non hanno nemmeno mai dovuto fronteggiare in stagione tra gli avversari incontrati. Non erano pronti a una sfida di questo livello fisico. La maggiore qualità e tecnica nulla ha potuto ieri di fronte alla voracità con la quale i giocatori di Seattle si buttavano nei contrasti, nei placcaggi, nei blocchi. I Broncos sono stati umiliati, storditi e spaventati prima di tutto fisicamente. Gli sguardi dei giocatori durante il match erano spaesati, impauriti, increduli, impotenti.

In questi casi, di fronte ad una prestazione così disarmante in tutte le fasi, trovare una spiegazione tecnica alla sconfitta è impossibile. Dal primo snap del match, perso in maniera comica dall’attacco per un’incomprensione tra Manning e il centro Ramirez e che ha determinato la safety e quindi il vantaggio di Seattle, è stata una fiera degli errori/orrori da parte dei Broncos. Intercetti, fumble, penalità, difesa fatta a fette, attacco incapace di guadagnare yards e imbastire un drive degno di questo nome, special teams ridicoli con punt di 30 yards e ritorno da kickoff in cui si è concesso il TD alla prima azione della ripresa, quarti down non convertiti e errori di tutti i reparti e in tutti i momenti del match. Davvero tutto quello che si poteva sbagliare lo si è sbagliato. Non c’è mai stata la sensazione che i Broncos potessero rientrare in partita, è stato un trionfo di Seattle durato 60 minuti. I meriti dei Seahawks non vanno sminuiti, come già detto, è una squadra giovane, forte fisicamente, con una delle difese più forti mai viste su un campo da footbal negli ultimi anni (insieme ai grandi Bears e ai Ravens dei primi anni 2000), con un qb al secondo anno già maturo e talentuoso il giusto per capire quando forzare e quando non rischiare la giocata stupida e alcuni playmakers offensivi come il running back Lynch e il ricevitore Percy Harvin, utilizzato con schemi intelligenti anche su corse per sfruttarne la sua velocità, così come sui ritorni di punt e kick off. Insomma un’ottima squadra ma una squadra assolutamente battibile per quello che la stagione e anche i playoffs avevano messo in luce.

Sarebbe facile ora puntare il dito su Manning, parlare di non vincente, di braccino, di mancanza di carisma e di tenuta psicologica nei momenti che contano della stagione. Non credo sia giusto. Quest’anno è stato il suo miglior anno, i numeri non mentono mai, ma non dicono tutto certo. Manning ha perso esplosività, ha perso potenza sui lanci lunghi, ma ha compensato con un’intelligenza e un’abilità nel prendere decisioni che ne compensava i limiti fisici che stanno aumentando con l’avanzare dell’età. Come giustamente detto da un suo compagno di squadra SB48SmithScores_1391389041184_2232324_ver1.0_640_480durante le interviste post-partita, Manning non è la causa della sconfitta di ieri, ma è il motivo per cui i Broncos sono arrivati al match di ieri. Anche lui ieri ha tradito certo, come tutti gli altri 45 giocatori in campo e come anche il coaching staff. E’ stata una sconfitta in cui non c’è un colpevole solo, ma tutti hanno dato il loro peggio nel momento più delicato e importante. Questa esperienza servirà ad alcuni per maturare ancora di più, per non sentirsi arrivati, per realizzare che Manning è stato determinante nel nascondere i limiti che altri giocatori hanno e che le vittorie meritate della stagione regolare hanno forse montato troppo la testa dei giocatori meno importanti e ne hanno coperto i difetti e i limiti. L’anno prossimo tante cose cambieranno, ci saranno giocatori nuovi e alcuni punti cardine di questa squadra se ne andranno perchè free agent e il salary cap difficilmente permetterà di tenerli tutti (Decker, Beadles, Moreno, Rodgers-Cromartie, Phillips saranno tutti FA), non è nemmeno certo che Manning sia in grado di ripetere, con un anno in più sulla carta d’identità, una stagione ad un livello così alto. Insomma, non c’è certezza, la sensazione è che questo fosse davvero l’anno perfetto per vincere e che forse potrebbero non esserci altre opportunità a breve. Tutti discorsi che verranno affrontati con calma, con l’esperienza e il peso di questa sconfitta che non lasceranno l’ambiente per molto tempo.

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2 Comments

  1. Huskie79 says:

    Eh già zio…tutto giusto.
    Il punto più importante che hai toccato è che in tutta la stagione non abbiamo mai incontrato nessuna squadra cosi fisica.
    L’avranno sicuramente preparata, eppure non eravamo pronti a questo tipo di battaglia.
    Se si vuole trovare un punto di analisi credo sia questo, purtroppo come giustamente hai detto sono tutti discorsi effimeri, i numeri per affrontare questa partita li avevamo ma purtroppo si è sbagliato tutto quanto si potesse sbagliare.
    Ed in questo PM è colpevole quanto gli altri, ne più ne meno.
    C’è tristezza, l’occasione era grande davvero.
    Però resto ottimista, Peyton avrà un anno in più e non ripeterà sicuramente i numeri di questa stagione, ma resta uno dei top 3 Qb della lega anche giocando seduto…perderemo qualche free agent importante ma recupereremo Clady e Miller che quest’anno ci sono mancati…fossi nella dirigenza dei giocatori da te citati lascerei andare Decker…è sicuramente un WR di tutto rispetto ma con i due Thomas e Welker più Caldwell siamo coperti…in più chiunque giochi con Manning diventa un top WR!
    Ma sono discorsi prematuri davvero.
    E’ ancora grande la delusione…peccato.
    Ti faccio i complimenti per questo blog, aggiornato puntualmente con precisione e competenza…un punto di ritrovo per noi appassionati e tifosi Orange.
    Ci risentiamo per la prossima stagione, magari a commentare un nuovo Superbowl questa volta con un epilogo diverso….cmq sempre LET’S GO BRONCOS!

  2. Mauro says:

    Caro zio e cari amici,
    sono due giorni che leggo articoli e commenti tra cui i Vostri.
    Li condivido. Avrei molte cose da aggiungere a questa cocente delusione.
    Ancora più cocente perché inattesa.
    Ancora più cocente perché già provata.
    Già nell’intervallo avevo scambiato qualche battuta con te zio …con nella mente i 3 SB persi in quattro anni.
    Tutti così.
    E quando leggevo i tuoi post con le speranze di rimonta sapevo che non sarebbe successo.
    Ecco stasera pensavo di venir qui per questo.
    Ma prima di farlo sono passato sul sito del Denver Post e ho letto le parole conclusive della conferenza stampa di John Elway.
    E credo sia più giusto chiudere questa vicenda solo con alcune delle sue parole.

    And I want to say one thing.
    Right now the focus is on what happened, instead of how we got there, and what we did this year and what we went through as a team.And I tell you what, I’m very proud of that.

    “There are some changes we’ve got to make and we’ll make those. But the thing is, we can use that as a game that, ‘OK, we now know what it’s like to be there, now we’re going to use that as the experience of we’ve been there but we’ve got to start with step one again and start with the offseason program.’

    “And April 21 — everybody that knows it comes in here and the people that we bring in here when it gets to 85-90 guys on the roster, John (Fox) readdresses this team the first time and again it’s to get back and be world champions.

    “The goal has not changed and it will not change. We will use this as an experience that we went through, be disappointed that we didn’t play better, but the bottom line is this organization and what (owner) Pat Bowlen wants from this organization — that has not changed and it will not change.

    “The bottom line is we’re going to work as hard as we worked this year, if not harder, and continue to do that with the mind-set that we want to be world champions and we’re going to do everything we can to get there.”

    ….lui lo ha fatto già una volta …
    i Broncos lo rifaranno!!!!

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