Archive for the ‘In my mind’ Category

Mancano solo quattro ore ormai al Super Bowl e la tensione inizia a farsi sentire. I Broncos hanno deciso ieri sera di cambiare l’hotel in cui erano ospitati e isolarsi completamente per non essere disturbati dai fans e potersi concentrare soltanto sul match. Mossa a due facce, potrebbe essere l’ideale per arrivare alla massima concentrazione in vista dell’evento dell’anno, ma potrebbe anche creare troppa tensione in giocatori non abituati ai grandi eventi, solo quattro giocatori hanno giocato in precedenza un super bowl: Peyton Manning, Wes Welker, Dominique Rodgers-Cromartie e Jacob Tamme.

Il clima sembrerebbe essere un non-fattore, nonostante la temperatura vicino allo zero non nevicherà e le possibilità di pioggia sono piuttosto basse, quindi condizioni diciamo buone per Manning e per il gioco offensivo dei Broncos, dato che anche il vento sarà piuttosto debole.

Di seguito alcuni dei punti chiavi per portare a casa la vittoria da parte dei Broncos

Attacco:

– la linea deve tenere la pressione dei Seahawks. Se la linea tiene come in tutta la stagione, Manning avrà il tempo di pescare i mismatch migliori e riuscirà a punire una secondaria riconosciuta fortissima da tutta la NLF. Ma Manning è Manning e col tempo giusto dato dalla linea, un ricevitore libero lo trova. D.Thomas sarà marcato da Sherman e avrà vita durissima, ma i Broncos vantano più armi offensive di tutte le altre franchigie NFL e se Sherman farà un buon lavoro, vorrà dire che i bersagli saranno Decker, Welker e il TE Julius Thomas. Per la difesa di Seattle sarà dura marcare tutti e 4 i big target di Manning con la stessa efficacia. Tutto dipenda dal tempo che la linea lascia a Manning.

– Stabilire un gioco di corse. Questo è vero sempre nel football e ancora di più oggi. Seattle è regina dei turnover quindi riuscire a guadagnare yards sulle corse, costringerà a mettere un uomo in più vicino alla linea liberando ancora di più i nostri ricevitori sulle secondarie e diminuendo i rischi di lanciare su doppie coperture. Moreno è in palla e Ball sta crescendo. Dimenticatevi i fumble e correte come sapete!

– Per il resto, siamo in buone mani. Ovviamente nessun turnover!

Difesa:

– Fermare Lynch! Questo è l’imperativo numero uno. Il vero grosso pericolo che ci possono portare i Seahawks sta nel loro gioco di corse, con Lynch come protagonista, soprattutto quando entra in beast mode. La difesa dei Broncos sulle corse è più che discreta e qui si giocherà la partita. Se si ferma Lynche e si costringe Wilson a lanciare, vengono fuori i limiri dei Seahawks. Wilson è abile anche a correre e creare giochi dal nulla e qui la difesa deve essere brava a non perdersi i ricevitori sul profondo quando si sviluppa uno di questi giochi in Wilson corre in giro per il campo per guadagnare tempo e pescare qualche ricevitore dimenticato.

Ovviamente sono solo alcuni dei punti di attenzione del match, ma se questi tre obiettivi verranno centrati, ci sono ottime possibilità che la partita si metta per il meglio.

Go Broncos!!!

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Dopo una lunga pausa servita a ricaricare le batterie, eccoci di nuovo a parlare di Broncos. E’ cominciata l’offseason e in questo mese che ci ha separato dal Super Bowl e dalla vittoria dei Ravens, che devono almeno una parte del loro premio vittoria allo sciagurato Rahim Moore, sono successe due cose degne di nota nell’universo arancio-blu: il franchise tag di Ryan Clady e il caso Dumervil.

Franchise Tag per Ryan Clady

cladyIl LT, nominato per la terza volta al Pro Bowl, era in scadenza di contratto e sappiamo che all’inizio della stagione scorsa si erano più o meno bruscamente interrotte le trattative per un nuovo lungo contratto coi Broncos. Dunque la notizia che i Broncos hanno deciso di piazzare il franchise tag su di lui non è una sorpresa, era nell’aria e così è puntualmente avvenuto. Per la stagione 2013 guadagnerà 9,8 M$, questo il valore del tag. Più o meno è in linea con quello che (si dice) lui stesse cercando anche a lungo termine, un contratto intorno ai 10 milioni l’anno. Non pochi certo, ma il ruolo di left tackle è uno dei principali per l’attacco, soprattutto se si deve proteggere un qb come Peyton Manning e se si punta al Super Bowl.

Quello che è sembrato un po’ meno ovvio è il fatto che non si sia nemmeno provato a intavolare una nuova trattativa per cercare un accordo a lungo termine, i Broncos hanno deciso di prendere un anno di tempo per capire se investire anche in futuro su di lui. I dubbi non sono certo legati al suo rendimento in campo, sempre all’altezza, ma più che altro agli infortuni subiti da Clady durante la ancora giovane carriera. Infatti il tackle ha finito la stagione soffrendo di un infortunio alla spalla, che ha richiesto un’operazione chirurgica ai primi di febbraio e che lo vedrà costretto a saltare buona parte dell’offseason per tornare poi a disposizione, si pensa, al training camp.

Di certo i Broncos non volevano impegnarsi economicamente prima di vedere il recupero effettivo del loro talento e se il rendimento in campo fosse in qualche modo condizionato da questo infortunio. Una decisione che ci può stare e che non dovrebbe far troppo storcere il naso al giocatore, che riceverà il suo bel compenso quest’anno, in attesa di confermarsi durante la stagione.

Scoppia il caso Dumervil

imagesMolto più a sorpresa invece la seconda notizia dell’offseason, fresca di appena qualche ora. Pare, ma è notizia ben confermata da più parti, che i Broncos vogliano chiedere a Elvis Dumervil di ridursi l’ingaggio per il 2013, che è segnato sui libri intorno ai 12 M$, evidentemente giudicato eccessivo dal management. Elvis ha giocato bene quest’anno, ha raggiunto anche lui il Pro Bowl, ma non è stata la sua miglior stagione. Le ultime due a dire il vero, dopo aver saltato un anno intero per infortunio, sono state buone, ma non ottime come quella che gli aveva regalato il record di 17 sacks giocando da outside linebacker. I sacks nelle ultime due stagioni sono scesi a 11 e 9.5, non male ma nemmeno così speciali da valere, a parere della dirigenza, il contratto attuale.

Forse una ragione di fondo c’è, il salary cap porta sempre a queste situazioni limite, si paga molto un giocatore in scadenza se è reduce da un’ottima annata e poi bisogna convinvere nei 4-5 anni successivi col contratto che si era stipulato.

Pare che i Broncos vogliano chiedere una riduzione dell’ingaggio a Dumervil, che continua a piacere e rientrerebbe nei piani di coach e staff tecnico, ma a un prezzo più moderato. In caso di rifiuto del giocatore, sembra che l’unica via di uscita sia il taglio. Si vociferà addirittura che i Broncos stiano già pensando a Dwight Freeney, in uscita dai Colts, per sostituire Dumervil in caso di mancato accordo.

Io spero che un accordo però si trovi, è vero che c’è sempre bisogno di spazio nel cap, che i Broncos pensando di firmare giocatori in free agency e quindi spenderanno, ma l’apporto di Dumervil è stato positivo e la sua presenza, accoppiata a quella di Von Miller, è stata l’arma più importante della nostra difesa. Togliendo lui gli attacchi avversari potrebbero concentrarsi ancora maggiormente sul contenere Von e questo porterebbe a un peggioramento delle prestazioni di tutta la difesa.

Se proprio servono dei soldi, sarei più propenso a tagliare il linebacker DJ Williams, che guadagnerà 5-6 M$ l’anno prossimo e ormai è ai margini della squadra sia in campo che fuori, per le sue ripetute squalifiche e bravate fuori dal campo. Anche se credo che il suo taglio sia già dato per scontato.

Vedremo che succederà, intanto da martedi prossimo si apre la free agency, stay tuned…

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Finito il turno di wild card AFC, con tutti i pronostici della vigilia rispettati, accedono ai divisional playoffs Houston Texans e Baltimore Ravens. In virtù del seed ottenuto, saranno poprio i corvi viola di Baltimora a giungere nella Mile High City sabato prossimo.

I Ravens si sono sbarazzati piuttosto agevolmente del rookie prodigio Andrew Luck e dei suoi Indianapolis Colts, sfortunati a dover rinunciare al loro offensive coordinator proprio qualche ora prima della partita per un ricovero in ospedale causa forte influenza e problemi di pressione sanguigna. Un duro colpo dato che Arians è anche colui che chiama i giochi d’attaco.

2012-09-24T043613Z_01_BAL122_RTRIDSP_3_NFLSicuramente questo evento ha influito negativamente sulla prestazione dei Colts, anche se tutto sommato direi che i Ravens hanno vinto con merito e sono al momento ancora più squadra e in generale più forti dei ragazzi di Indianapolis.

Dunque il leggendario Ray Lewis ha rimandato il suo addio al football almeno di un’altra settimana e saranno i Broncos a doverlo forzatamente spingere ad appendere l’elmetto al chiodo. Come sappiamo difatti ha già annunciato che questa è la sua ultima stagione e si ritirerà appena finiti i playoffs.

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E’ passata più di una settimana dal draft e dopo averci ragionato a mente fredda devo dire che non mi ha soddisfatto. Inizialmente la scelta di passare due volte la mano al primo round, per guadagnare ulteriori scelte sembrava una cosa buona.

Alla numero 25 le priorità della dirigenza, che posso suppore siano state i DT Fletcher Cox, Dontari Poe o Micheal Brockers e il CB Stephen Gilmore (a dire la verita speranze un po’ troppo ottimistiche, tutti andati già alla 15) erano già andate tutte, quindi ci può stare una trade down anche se alcuni giocatori potevano sembrare interessanti, primo su tutti il linebacker Donte Hightower.

Quello che abbiamo ottenuto in cambio non era granchè, ma ci poteva stare, una quarta scelta da New England. E’ la successiva trade down dal 31.mo posto alla 37.ma scelta, in cambio praticamente di nulla se non salire di 20 posizioni al quarto giro, la scelta che non ho compreso. Si poteva fare di meglio. Inoltre si è perso per strada in questo modo il RB Doug Martin, prospetto che era molto molto interessante, in una posizione in cui eravamo abbastanza scoperti.

Venendo alle scelte in se, è difficile giudicare senza averli ancora visti all’opera. Certo a detta di tutti gli esperti, nessuna delle nostre scelte è da far saltare sulla sedia dalla gioia, sono buoni prospetti, in posizioni di necessità, nulla più. Solo il tempo dirà se potranno rendersi utili. Ma andiamo con ordine.

2° Round, scelta numero 37: DT Derik Wolfe

Onestamente non avevo sentito molto di lui prima del draft. C’è di positivo che è stato scelto quando ancora erano a disposizione sia Jerel Worthy che Kendall Reyes, sulla carta prospetti più interessanti ed entrambi finiti a fare i DE in una difesa 3-4 (Green Bay e San Diego). Questo mi lascia supporre che Wolfe non sia stato un “ripiego” ma un giocatore che davvero interessava la franchigia. Resto solo fidarsi della scelta. Dalla sua c’è l’ottima produttività al college, soprattutto nel cacciare il qb avversario, infatti è il DT con maggior numero di sack e di tackle for loss. Questo è un dato positivo. Io sono sempre farovole a premiare la produzione al colloge rispetto a grandi numeri in combine (leggasi Dontari Poe). Il ruolo era certamente quello di cui più si aveva bisogno, quindi nulla da dire. Forse l’unica pecca è che Wolfe sembra essere un pelo leggerino per lo standard NFL e difficilmente potrà imporsi come titolare assoluto fin da subito, più probabile una sua rotazione sui terzi down o anche l’utilizzo a sprazzi come DE.

Voto alla scelta: B-

Secondo Round, scelta numero 57: QB Brock Osweiler

L’erede di Payton Manning. A quanto si dice. Bel prospetto, il qb più alto di tutto il draft, ex giocatore di basket. Ha un bel braccio sul profondo e buona visione grazie alla sua altezza, riuscendo ad anticipare bene i movimenti dei ricevitori e leggere le difese. Ma.. solo un anno di esperienza da titolare e come detto è solo un prospetto. Serviva già da subito un vice Manning? Forse si. Ma con Osweiler non si è preso un giocatore già pronto, ma uno da far crescere nel tempo. Se tutto andrà bene come si spera, per i prossimi tre-quattro anni il ragazzo starà seduto in panchina. Forse questa scelta poteva essere usata meglio per qualche necessità più immediata. E’ pur vero che un qb giovane andava preso e si vede che Brock ha colpito durante il suo workout John Elway.

Voto alla scelta: C

Terzo round, scelta numero 67: RB Ronnie Hillman

Un running back serviva, su questo non ci sono dubbi. Mi lascia più perplesso la scelta. Si è tralasciato un tipo di running back fisico, non scegliendo Doug Martin, per poi andare a pescare uno corridore leggero, veloce, agile, abile fuori dal backfield ma che difficilmente riuscirà a essere il cavallo da tiro per più di 15 portate a partita. Più utilie nel ricevere forse sui terzi down che non per dare respiro a Willis McGhee come running back in mezzo ai tackle. In pratica un clone di Knowshon Moreno. Ok, che l’ex prima scelta, troppo spesso infortunata, sui uscito dalle grazie del management ci può stare, ma il corridore che ci serviva doveva essere un 1b, per dare il cambio al più che trentenne McGhee. Inoltre per prenderlo si è saliti di 20 posti al terzo round, dando così un valore generale delle trade molto basso. Insomma, la posizione ci sta, non mi piace il tipo di scelta però.

Voto alla scelta: D (non per il valore di Hillman ma per il tipo di giocatore)

Quarto round, scelta numero 101: CB Omar Bolden

Anche qui sono d’accordissimo con la posizione scelta. Un CB serviva sicuramente. Il giocatore non lo conosco bene ma è opinione diffusa che abbia il talento almeno da secondo round e che sia scivolato al quarto per via degli infortuni subiti. Ha infatti saltato tutta l’ultima stagione per una rotture del legamento crociato. Questo non mi tranquillizza visto che delle ultime tre stagione ne ha perse due per infortunio. Per quest’anno noi dovremmo essere a posto coi titolari, ma dietro Bailey a roster troppi CB hanno avuto problemi di infortuni (Vaughn, Thompson, Porter). Ne aggiungiamo uno valido, con lo stesso rischio. Al quarto round però si può rischiare più a cuor leggero.

Voto alla scelta: B

Quarto round, scelta numero 108: C Philip Blake

Che il centro fosse il punto debole della nostra linea d’attacco non c’erano dubbi. Si è scelto di rinforzare la linea con il centro di Baylor, lo stesso che ha sostituito al college J.D. Walton, ora il titolare dei Broncos. I due si ritroveranno a giocarsi il ruolo di titolare, con Blake che potrà essere utilizzato anche come guardia. La sua carriera al college lo ha visto snappare per Robert Griffin III, la scelta numero due assoluta. Dovrebbe essere un buon punto di partenza.

Voto alla scelta: B

Quinto round, scelta numero 137: DE Malik Jackson

Altro uomo di linea difensiva che fa della caccia al qb la sua caratteristica principale. Il ruolo ci serviva e il giocatore andrà verificato sul campo. Di certo sembra una mossa giusta a questo punto del draft. Forse un pelo leggerino per giocare contro le corse, ma se rimarrà in squadra il suo ruolo sarà limitato alla pass rush.

Voto alla scelta: B

Sesto round, scelta numero 188: OLB Danny Trevathan

Non un fisico enorme, leggermente basso e leggero per un linebacker ma molto redditizio al college dove ha collezionato un numero di tackle incredibile in tutte le stagioni disputate. Può ricordare Wesley Woodyard e inizialmente almeno negli special team dovrebbe dire la sua. Anche qui la scelta arriva in un ruolo in cui serviva quindi non può essere negativa.

Voto alla scelta: C

In conclusione, quello che mi è piaciuto del draft è che si è preferito guardare i numeri sul campo dei giocatori scelti, quindi la reale produzione, piuttosto che i numeri della combine, spesso traditori. Le posizioni in cui avevamo bisogno sono state coperte tutte, anche se le scelte degli uomini e dei round in cui sono stai scelti lasciano un po’ pensierosi, sopratutto un qb al secondo round.

La cosa che non mi piace però è che come dice Elway in un draft si cercano tre titolari. Io qui faccio fatica a trovarne anche solo uno.

Derek Wolfe vedrà molto il campo ma probabilmente solo in una rotazione, così come Hillman verrà impiegato almeno part-time. Il terzo a vedere il campo potrebbe essere il C Philip Blake e Omar Bolden al massimo come quarto cornerback in una dime defense. Insomma i tre titolari “sicuri” io non li vedo, per questo il voto complessivo al draft non è positivo. Direi un C- per essere ottimisti.

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Riapre la stagione NFL cpn la free agency, che inizia ufficialmente martedi prossimo. Ma con leggero anticipo è già possibile firmare il più forte free agent di tutti i tempi: Peyton Manning.  La notizia /attesa da tempo) della settimana infatti è stata il rilascio da parte degli Indianapolis Colts del loro quarterback, leader da sempre della squadra, 4 volte MVP della NFL e uno dei migliori giocatori di tutti i tempi. Il rilascio è avvenuto per motivi economici, fisici, e perchè i Colts hanno già in mano il loro uomo-franchigia del futuro, con la prima scelta assoluta infatti selezioneranno Andrew Luck, e a lui sarà dato il compito di non far rimpiangere Manning.

Manning dunque è sul mercato, a 35 anni suonati e una stagione ai box per un grave infortunio al collo, fa comunque gola a quasi tutte le franchigie. Almeno tutte quelle che non hanno un franchise qb già in roster. I Broncos, nonostante Tebow, sono sicuramente tra questi.

Ma si è andati oltre, quello che poteva sembrare un semplice e doveroso interessamento, un tastare il terreno per capire quante possibilità c’erano di contattare Manning, si è ben presto trasformata in contatti sempre più intensi e discorsi sempre più approfonditi.Tanto che Denver è stata la prima squadra visitata dall’ex qb dei Colts, accolto da Elway, Fox e altri elementi dello staff, si è trattenuto per più di 6 ore nel centro sportivo dei Broncos a parlare più della squadra e dell’ambiente che di soldi (tanti) che dovranno far parte del contratto che i Broncos proporranno a Manning.

Ovviamente i Broncos sono solo i primi tra le squadre che il qb andrà a visitare, oggi la sua visita sarà in Arizona, per parlare con lo staff dei Cardinals e pare che anche Miami abbia una visita praticamente già organizzata.

Tra tutte le altre, queste tre sembrano le favorite ad assicurarsi i servigi del futuro Hall of Fame per i prossimo anni (almeno 4 si crede), e il loro interesse per uno dei migliori giocatori della lega è fortissimo.

Restando in casa Denver però, dopo le dichiarazioni di fine stagione scorsa di Fox e Elway che lodavano la stagione di Tim Tebow e lo dichiaravano starter per l’inizio della prossima stagione, un po’ di sorpresa c’è stata quando si è visto che l’interesse per Manning era davvero serio e molto concreto. I tifosi di Tebow si sono subito rivoltati, mentre altri pensano che sia del tutto normale sperare di prendere Manning, “fregandosene” della crescita di quel Tebow che nonostante i suoi miracoli è ancora lontano dall’essere considerato quello che si dice un “franchise quarterback”

In realtà l’ideale sarebbe una via di mezzo, poter prendere Manning per 3 anni, lasciando crescere ancora Tim Tebow, che può solo guadagnare imparando alle spalle di uno dei migliori di sempre, e poi lanciarlo finalmente al timone della squadra. Nel frattempo sfruttare al meglio le cartucce rimaste nel braccio di quello che è un giocatore, Manning, che sposta gli equilibri. 10-6 il record dei Colts con lui, 2-14 l’anno dopo con praticamente la stessa squadra, ma senza il loro leader fermo ai box. Questo dice quanto sia determinante questo giocatore.

Con lui i Broncos diventerebbero i favoriti per rivincere l’AFC West, non certo una delle division più dure della lega, e poi giocarsela nei playoff sfruttando l’abilità di questo fenomeno e una difesa che con il nuovo defensive coordinator Jack Del Rio e qualche nuovo innesto dovrebbe continuare il lavoro di rafforzamente di John Fox, inziato la stagione scorsa con buoni risultati.

I lati positivi di un eventuale acquisto sono evidenti nel breve periodo. I Broncos diventerebbero sicuramente una squadra più forte. Indubbiamente.

D’altro canto vorrebbe dire abbandonare il mondo di Tim Tebow, che difficilemente vorrà “aspettare” 3-4 anni dietro a Manning prima di avere le chiavi della squadra, dopo che l’anno scorso ha condotto la franchigia ai playoff e alla vittoria sugli Steelers. Dunque probabilmente se arrivasse Manning andrà ceduto Tebow, e bisognerà draftare un qb giovane da far crescere dietro all’ex colts.

La logica direbbe che non ci sono dubbi, la possibilità di avere Manning per 2-3 anni ancora ai massimi livelli darebbe la chance ai Broncos di vincere quel Super Bowl che Elway vinse da giocatore e darebbe la gioia della vittoria a Pat Bowlen, proprietario che con l’avanzamento di età e le condizioni di salute piuttosto chiacchierate, probabilmente non vuole aspettare molti altri anni per poter vincere ma preferisce la possibilità di vincere subito. Comprensibilmente.

Certo abbandonare così il progetto Tebow, con tutta la magia che lo circonda, è qualcosa su cui pensare…

La decisione comunque sarà di Manning, i Broncos la lora mossa l’hanno già fatta, quindi la scelta è già stata presa.

Nei prossimi giorni ne sapremo di più. Stay tuned.

 

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E’ già offseason per i Broncos, che davanti alla tv hanno visto i Patriots battere (con molti patemi) i Ravens e giungere così al Super Bowl dove affronteranno i New York Giants, per il rematch del 2008, quando la squadra di New York ribaltò tutti i pronostici battendo i super favoriti New England Patriots in cerca della stagione perfetta.

I fatti degni di nota della settimana arancio blu riguardano il movimento dei coach nella NFL. Era noto infatti che Mike McCoy aveva avuto più di una richiesta di colloquio per un ruolo di head coach e quando tutto sembrava definito con i Miami Dolphins è arrivata la doccia fredda per lui. I Dolphins gli hanno preferito Joe Philbin, l’offensive coordinator dei Packers degli ultimi 5 anni, come loro nuovo allenatore capo.

McCoy così resta a Denver a lavorare con Tebow e costruire un attacco meno prevedibile di quello visto l’anno scorso.

Chi rischia invece di lasciare la Mile High City è l’altro coordinator, Dennis Allen, allenatore della difesa. Dopo una prima intervista coi Raiders pare che le sue quotazioni siano in forte rialzo, al momento è l’unio coach a essere stato richiamato per un secondo incontro che avverrà questa settimana.

I tifosi Broncos sperano che Allen possa rimanere ancora ai Broncos, che altrimenti dovranno cercare il loro sesto defensive coordinator negli ultimi sei anni. E se la continuità è quello che rende grande una difesa, non siamo sulla buona strada.

C’è da dire che John Fox è un coach prettamente difensivo, quindi i meriti dell’ottimo lavoro fatto da Dennis Allen vanno almeno divisi con l’head coach, fatto che lascia piuttosto tranquilli nel caso dovesse arrivare un nuovo membro dello staff. Ci sarebbe sempre la mano di John Fox su questa difesa.

Tra le altre notizie degne di nota della settimana appena passata c’è il mancato rinnovo di contratto al preparatore atletico Rich Tuten, quasi un istituzione a Denver, visto che era con la squadra da ben 17 anni. La dirigenza ha deciso di cambiare ma non è stato ancora nominato il suo successore.

Ultima notizia uscita settimana scorsa è che Tim Tebow si sarebbe infortunato una vertebra durante il terzo quarto contro i Patriots e che avrebbe comunque finito il match anche in difficili condizioni fisiche, tanto che se i Broncos avessero vinto non sarebbe riuscito a giocare la finale di conference questo week end.

Questo aumenta sicuramente la stima e la leadership di Tim nello spogliatoio, e dopo che Elway nella conferenza di fine anno ha dichiarato che sarà proprio Tim Tebow il titolare dei Broncos che apriranno il training camp l’anno prossimo (c’erano dubbi? è anche l’unico qb a roster.. non era una decisione difficile), il suo ruolo all’interno della franchigia sembra diventare sempre più importante.

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