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Nov 11

Denver Broncos – Detroit Lions 10-45

La rimonta coi Dolphins in quei 5 minuti incredibili, sono rimasti probabilmente un’illusione. La realtà è ben diversa. Di quell’attacco concreto e di quel Tim Tebow decisivo, contro i Lions non si è visto nulla, a parte forse il primo drive.

La partita inizia con l’attacco di Denver che orchestra un buon drive, muove palla con passaggini corti e precisi supportati da buone corse, fino ad arrivare vicino all’area di meta. Sul terzo down Tebow pesca Eric Decker in ednzone, che riceve la palla correndo verso fondo campo, probabilmente con un piede fuori dalla endzone. Chiamato incompleto. Dai replay sembra che invece durante la ricezione entrambi i piedi abbiano toccato terra e che quindi sia touchdown. John Fox chiama il challange, ma gli arbitri non cambiano la decisione. Incompleto e solo field goal per i Broncos in apertura.

Questo è tutto quanto fatto di buono dall’attacco di Denver, che da quel momento smette completamente di giocare. Di fronte non ci sono i Dolphins in crisi come domenica scorsa, ma una squadra giovane, piena di talento e con una cattiveria agonistica ben diversa. E infatti si capisce subito che la partita finirà male.

Matthew Stafford, nonostante l’infortunio alla caviglia gioca bene, preciso, e pesca i suoi ricevitori un po’ ovunque. Si permette il lusso di ignorare per quasi tutto il primo tempo Calvin Johnson, il miglior ricevitore della lega in questo momento, ben coperto da Champ Bailey. Ma non è un problema per l’attacco dei Lions, che trovano altre armi. La palla viene distribuita da Nate Burleson a Brandon Pettigrew, all’ex Tony Scheffler fino al rookie Titus Young. Con i cornerback dei Broncos mai efficaci e ripetutamente battuti. Il rookie Chris Harris viene schierato come nickel back titolare, e la sua inesperienza si vede. Stafford lo sceglie come bersaglio principale e lui non riesce a opporsi ai ricevitori avversari. Solo nel secondo tempo mostra qualche bel segnale di miglioramento, ma troppo poco per dare sicurezza a un reparto, quello delle secondarie, che dietro a Champ Bailey vede il vuoto. Anche Goodman infatti, l’altro titolare, è spesso battuto dai ricevitori avversari.

L’attacco di Denver quando ha la palla non riesce nemmeno ad avvicinarsi alla red zone avversaria ed è costretta ad un punt dietro l’altro. Tim Tebow è sotto pressione costante, alla fine saranno 7 i sack subiti, in uno dei quali perde anche il pallone che viene recuperato e portato in meta dal defensive end Cliff Avril. Nonostante si riesca a contenera il DT più caldo e discusso del momento, Suh (solo 1 tackle per lui), il resto della difesa domina la linea di attacco Broncos, che non riesce a proteggere il suo quarterback.

Il gioco di corse è affidato a Knowshon Moreno e Lance Ball, dato l’infortunio a Willis McGahee (mano fratturata) e a parte qualche buona corsa inziale viene presto stoppato. Successivamente, dato il punteggio già severo, viene un po’ abbandonato a favore dei passaggi in cerca di quella rimonta che pare più un miraggio che realtà.

Tra la poca protenzione e la lentezza di esecuzione e decisione da parte di Tebow, l’attacco è veramente deprimente. Uno dei peggiori degli ultimi anni. E ancora una volta il playcalling non aiuta. Si cerca troppe volte il lancio sul profondo per ricevitori come Decker, che non riescono però a separarsi in maniera netta dal proprio difensore. D’altronde la velocità non è l’arma principale del wide receiver, che andrebbe utilizzato su traiettorie a tagliare il campo o corte, per sfruttare la sua abilità nel ricevere i palloni nel traffico.

Demaryius Thomas non mosta ancora le qualità che l’hanno portato a essere una prima scelta al draft, ma ha l’attenuante dei ripetuti infortuni che di certo non gli permettono di essere al meglio della condizione. Inoltre quando Tebow riesce ad effettuare un passaggio discreto, ci si mettono i suoi ricevitori che si lasciano sfuggire palloni ricevibili.

In queste condizioni Lions non hanno difficoltà a prendere il largo e chiudono il primo tempo sul 24-3 facendo capire che la partita non è mai stata e non sarà in discussione. Non c’è spazio per altri miracoli.

Quando poi anche Champ Bailey si fa male, una piccola contrattura che lo limita nei movimenti, anche se resterà in campo comunque nel secondo tempo, si spegne la luce. Entra in scena “Megatron” Calvin Johnson, fino a quel momento solo una comparsa, e si prende 6 ricezioni per 125 yards e un touchdown, proprio scappando via a Champ Bailey. Il punteggio continua a crescere per i Lions, che si permettono anche di prendere in giro più volte i Broncos con atteggiamente a dir poco fastidiosi, seppur legittimi. Gli episodi irriverenti cominciano quando dopo un TD Titus Young, lasciando completamente libero in endzone per un errore di copertura di Dawkins e Goodman, si permette il lusso di irridere i tifosi Broncos con un “lambeu leap” in mezzo a loro.

Successivamente dopo un sack è un uomo della linea a prendere in giro Tebow, imitando l’inginocchiamento famoso effettuato dal quarterback dei Broncos al termine della partita coi Dolphins, che sta diventando una moda in america, il “tebowing”. E per finire, l’ex Tony Scheffler dopo un touchdown si prende la sua rivincita contra la sua ex squadra, mimando anche lui il “tebowing” seguito dal “mile high salute”, esultanza tipica dei Broncos dell’era superbowl con John Elway e Terrel Davis.

Insomma, sconfitti e umiliati, presi in giro davanti al proprio pubblico e mortificati sul campo, per i Broncos la giornata peggio non poteva andare. Non ci sono davvero note positive. L’unica, forse, è che peggio di così non può andare.

Il record ora dice 2-5, ma le prospettive sono tutt’altro che rosee. A Tebow saranno date ancora chance, come è ancora giusto che sia, ma in queste due apparizione, a parte i 5 minuti del miracolo, ha davvero mostrato più limiti che potenzialità.

Prossima partita domenica a Oakland contro i Raiders (4-3).

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