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Ed è Super Bowl!

I Denver Broncos dopo 15 anni riconquistano la vetta della AFC e tornano al Super Bowl! La finale di conference contro New England, da tutti considerata la rivale più ostica e più temuta, è stata giocata in maniera perfetta e i Broncos hanno dominato per tutto il match gli avversari. L’attacco ha girato con una precisione incredibile, riuscendo a mettere subito punti di distacco tra se e gli avversari e non staccando mai il piede dall’acceleratore. Ogni drive era disegnato per segnare e per mettere in difficoltà la difesa dei Patriots, lasciando da parte tattiche conservatrici che in passato erano state un’arma a doppio taglio. La difesa ha replicato la già buona gara contro San Diego, alzando ancora di più il livello contro un avversario di certo più pericoloso e tenendo a secco Brady e compagni per buona parte del match. La stessa difesa che durante la stagione sembrava essere il tallone d’achille della squadra, nei playoffs sta diventando solida e affidabile nonostante manchino alcuni importanti titolari. Il coaching staff ha vinto lo scontro diretto contro Belichick e l’odiato ex Josh McDaniels (che a Denver ringraziano solo per il draft che ha portato Decker e D. Thomas) trovando la chiave giusta per fermare le corse che contro Indianapolis erano state determinanti. Il resto, e che resto, l’ha fatto lui, Peyton Manning.

Peyton il magnifico

Il numero 18 in maglia arancione ha giocato una partita splendida, nel momento decisivo della stagione non ha sbagliato nulla, orchestrando al meglio il suo attacco e mettendo a referto numeri paurosi. 32 passaggi completati su 43 tentati, 400 yards tonde tonde guadagnate, 2 Td e 0 intercetti, nessun sack subito. Numeri arrivati nella sfida con la rivale più forte e contro Tom Brady, il qb con il quale da almeno 10 anni esiste una tempAP438670041285_3--nfl_mezz_1280_1024rivalità unica in tutta la NFL. Questo round è stato vinto, anzi stravinto da Peyton, per la gioia dei tifosi di Denver. La sicurezza con la quale Manning ha gestito il match è stato qualcosa di incredibile, i drive offensivi sono stati una lezione di come giocare una sfida decisiva. Oltre a mettere punti in tutti i drive tranne uno, il primo (un solo punt per i Broncos in partita), è riuscito a consumare tantissimo tempo lasciando Brady seduto in panchina e facendo riposare la nostra difesa. Il tempo di possesso finale è stato incredibilmente a vantaggio dei Broncos, 35 minuti contro 24 degli avversari. Manning è stato l’MVP di questa partita a mani basse, ma al suo fianco il resto della squadra si è gasata e ha disputato una prova esemplare. La linea offensiva ancora una volta ha dominato, lasciando a Manning tutto il tempo necessario per pescare i ricevitori, senza nessun avversario a disturbarlo, tanto che il qb non è mai stato colpito in tutta la partita. I ricevitori hanno offerto una prova eccellente, si è visto solo un drop importante, da parte di Julius Thomas in endzone per un mancato td. Per il resto solo ottime giocate, a cominciare dal Pro Bowler Demaryius Thomas, che ha ricevuto 7 palloni per 134 yards e 1 Td ed è stato una spina nel fianco della difesa avversaria. La sua partita è svoltata con l’infortunio di Aqib Talib, causato da un brutto scontro con Wes Welker che probabilmente ha cercato appositamente di colpire il cb avversario (senza volerlo infortunare immagino). Di questo si sono molto lamentati i Patriots dopo il match, e si può ammettere che la giocata di Welker non è stata pulita e andava sicuramente punita almeno con una penalità, ma non credo volesse appositamente infortunare l’avversario. Da quel momento in poi Thomas è stato cercato di più e praticamente è diventato immarcabile. La grande forza dell’attacco dei Broncos però è la varietà dei bersagli, oltra al wr numero uno infatti anche J.Thomas ha ricevuto 8 palloni per 85 yards e Eric Decker ha seguito con 5 ricezioni che sono valse 73 yards. Solo 4 ricezioni per l’ex Welker. Si è visto anche Jacob Tamme, autore del primo Td e di una conversione di primo down fondamentale nei minuti finali del match. Il gioco di corse è stato ancora una volta più che discreto, con Moreno e Ball a mettere insieme 102 yards in 26 portate complessive e con alcune conversioni di down importantissime. Non è il gioco spettacolare che possono fare altre squadre, ma quando serve le yards necessarie arrivano sempre e c’è da essere soddisfatti dei progressi in questo settore del campo. L’attacco è la nostra forza e lo sarà anche al Super Bowl contro Seattle.

Una Super difesa

Se l’attacco non stupisce più per quanto giochi bene, è la difesa a lasciare soddisfatti ancora una volta. Sapevamo che ai playoffs serviva migliorare in questo reparto e in queste due sfide i miglioramenti sono stati netti e importanti. 16 i punti concessi ma solo negli ultimi minuti del match quando il vantaggio era già rassicurante. La chiave era bloccare le corse che avevano permesso ai Patriots di battere i Colts nel turno precedente, con la temp140119_Bakke053--nfl_mezz_1280_1024strepitosa prova di Blount autore di ben 4 td e 166 yards guadagnate. Beh, il risulato è stato spettacolare. Blount limitato a sole 6 yards guadagnate e tutto il gioco di corse dei Patriots a solo 64 yards. Brady si è visto così obbligato a lanciare spesso, non certo un problema visto il suo talento, ma in questo modo la mancanza dei TE dominanti e di ricevitori affidabili si è fatta sentire. Inoltre il qb dei Patriots è stato parecchio impreciso, con almeno 4-5 passaggi sbagliati di parecchio con il ricevitore smarcato. Errori non da lui, che sono stati decivi nell’accorciare i drive dei Patriots. Sapendo che New England avrebbe puntato sui passaggi, è stato in corso d’opera più facile organizzare la difesa favorendo le belle giocate della linea, che ha messo a segno due sack con Robert Ayers e uno strepitoso Terrance Knighton, autore anche due tackle nel backfield avversario in momenti cruciali. L’unico momento di appannamento per la difesa è arrivato quando a pochi minuti dal termine e con due segnature di vantaggio si è giocato in maniera troppo conservativa, utilizzando la prevent defense infarcita di defensive back e cono soli tre uomini di linea a mettere pressione. Brady ha così avuto modo di pescare bene i suoi ricevitori in movimento e sono arrivati due td veloci che potevano in qualche modo riaprire il match. Alla fine la tattica ha pagato, ma forse si poteva lasciare meno spazio e continuare a mettere pressione su Brady, piuttosto che indietreggiare tanto come si è fatto. In ogni caso è andata bene così. Per quanto riguarda le prestazioni personali, sugli scudi senza dubbio D. Trevathan, sempre vicino all’azione e autore di ottimi placcaggi, il già citato Knighton e anche un Champ Bailey non al 100% ma che ha fatto la sua parte senza errori. Per lui l’emozione e la soddisfazione di raggiungere il primo Super Bowl dopo una carriera spettacolare, un meritato premio come ha sottolineato anche D. Thomas dedicando proprio a lui e agli altri veterani dello spogliatoio la vittoria.

Omaha! Omaha!

La partita perfetta ha visto anche alcune note di colore interessanti, come l’ormai famosissimo grido di Manning sulla linea di scrimmage “Omaha! Omaha!”. La parola usata durante il conteggio dello snap, è riconducibile a una città del Nebraska. Alcuni aziende legate alla stessa cittadina hanno deciso per l’occasione di donare un cospicuo numero di dollari alla associazione benefica facente capo proprio a Manning, per ogni volta che Peyton avesse urlato “Omaha!” sulla linea di scrimmage. Alla fine il totale è stato di 31 urli per un bel totale di 24800$ donati in beneficienza. Davvero non male. Altra nota di colore importante è stato il pubblico, davvero straordinario. Lo stadio era strapieno, solo 44 non presenti, e il colpo d’occhio dall’alto era incredibile con tutto lo stadio colorato di arancione. Un impatto scenico unico che è stato accompagnato da una partecipazione costante durante il match. Pubblico in delirio e rumorosissimo per disturbare ogni chiamata di Brady e in silenzio quasi surreale quando era Manning a comandare l’azione. L’energia che si respirava al vecchio Mile High Stadium, per anni uno dei migliori stadi del NFL, non sempre si era rivista nel nuovo impianto. Questa domenica però il pubblico, così come contro i Charghers, è stato il 12.mo uomo in campo, regalando al match una nota di spettacolo ancora maggiore.

Il grande ballo ci attende

temp140119_garorade--nfl_mezz_1280_1024Non ci sarà il pubblico di casa tra due settimane a New York, ma non mancherà di certo l’atmosfera. E’ la partita delle partite, quella per cui ogni giocatori si allena e scende in campo. Il Super Bowl. L’ultima volta c’era John Elway in campo, oggi il numero 7 più famoso del football NFL è seduto sulla poltrona più importante a orchestrare da dirigente la rinascita dei Denver Broncos. Rinascita che passa da John Fox, tre stagioni in panchina in crescendo, ogni anno un passo più deciso verso il grande obiettivo, che adesso è solo a un match di distanza. Elway e Fox hanno riportato a Denver i successi che da troppo tempo mancavano in Colorado e rinnovato l’entusiasmo di un pubblico eccezionale. Hanno allestito una squadra che ha registrato una stagione incredibile, frantumando un record dopo l’altro in praticamente ogni categoria offensiva esistente. Ma per entrare davvero nella storia a questa squadra manca un ultimo passo, il più importante, il grande ballo che chiude la stagione e che darà gli onori e la grandezza alla squadra che uscirà vittoriosa. La stagione è stata memorabile, ora serve mantenere la concentrazione e andare avanti a testa bassa verso l’unico obiettivo che ci si era posti a inizio anno. Vincere il Super Bowl! Go BRONCOS!!

MHC MVP – Peyton Manning, 32/43, 400 yards, 2 TD, 0 INT, 0 Sack, 118.4 QB rtg

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Il viaggio continua.

temp130905_PeteEklund102--nfl_mezz_1280_1024Questa volta la sopresa non c’è stata e il pronostico che vedeva i Broncos come certi vincitori della sfida, è stato rispettato, non senza qualche brivido. I Broncos scendono in campo col ritrovato Wes Welker (con un nuovo casco anti traumi fin troppo grande) ma senza Von Miller e Derek Wolfe in difesa. Champ Bailey è della partita ma non parte titolare, così come Woodyard ancora dietro a Paris Lenon come MLB. Denver parte alla grande, la difesa realizza subito due sacks nei primi giochi e blocca ottimamente le corse dei Chargers togliendo così opzioni a Rivers e all’attacco di Mike McCoy, ex della sfida. Dall’altro lato del campo, al primo drive Peyton Manning realizza il primo td della partita con un passaggio corto per D. Thomas, a chiudere un drive ottimo fatto di un bel mix di corse e passaggi corti. Il punteggio si orienta subito dalla parte dei Broncos e il match prosegue con questo copione per tutto il primo tempo. I Chargers restano a secco anche nei drive successivi, merito di una difesa di Denver che sembra lontana parente di quella vista in regular season. In attacco è la linea offensiva a dominare gli avversari, aprendo varchi per le corse di Moreno e Ball e lasciando a Manning sempre molto tempo per lanciare praticamente indisturbato. Sembra il preludio a una passeggiata, tutto gira per il verso giusto e i Broncos dominano in lungo e in largo, ma manca qualcosa all’appello. Mancano infatti i punti sul tabellone. Alcuni episodi girano dalla parte sbagliata, come quando Julius Thomas commette un fumble dopo una ricezione che interrompe il drive offensivo e rimette il pallone nelle mani di Rivers. La difesa non concede nulla e arriva poi il TD di Welker, che chiude un drive simile al primo con un passaggino laterale corto in endzone con i Broncos che allungano sul 14-0. Denver controlla anche il tempo correndo molto e i drive offensivi sono mediamente lunghi, ma quando ci sarebbe da uccidere la partita è Decker a frenare gli entusiasmi inciampando da solo e autoplaccandosi mentre era lanciato indisturbato verso l’endzone su un punt return. Peccato. Il drive parte e vede Manning arrivare vicino all’endzone per quello che sembra essere il preludio al terzo td di giornata, ma invece dopo due tentativi falliti arriva perfino l’intercetto di Butler in endzone che chiude il primo tempo senza altri punti. Il punteggio è “solo” 14-0 e la sensazione è che i Broncos avrebbero dovuto avere un distacco un più ampio e la partita in cassaforte, invece il match è ancora molto aperto. Nella ripresa ancora occasioni sprecate dall’attacco con un paio di brutti drop dei ricevitori e i Broncos che riescono solo a segnare un field goal con Matt Prater. A questo punto il match gira, i Chargers, come era prevedibile, prima o poi sarebbero riusciti a segnare, e lo fanno nell’ultimo periodo approfittando dell’uscita dal campo di Chris Harri Jr. Il cb subisce un infortunio al ginocchio (stagione finita per lui) e lascia il campo. Rivers è bravo a colpire a freddo il suo sostituto (e suo ex compagno a San Diego) Quentin Jammer che sembra non capirci molto. Battuto più volte sul profondo i Chargers arrivano al td che riapre il match sul 17-7. L’inerzia del match comincia a girare spostandosi dalla parte degli ospiti e tra i tifosi comincia a farsi largo il brutto ricordo dell’anno passato e della sfida contro i Ravens che ancora brucia.

Manning puntuale

Per fortuna questa volta la storia va diversamente, i Broncos non si fanno trovare impreparati e grazie anche a una penalità della difesa avversaria su un terzo down, orchestrano un bel drive che chiudono con tre belle corse di Moreno fino a superare la linea di meta e realizzare il td del 24-7 che ridà ossigeno e tiene a distanza di sicurezza i Chargers. La partita però non è ancora finita, San Diego gioca il tutto per tutto usando tutti e 4 i down e trova il secondo td di giornata per il WR Allen riportandosi sotto nel punteggio. Il kickoff successivo è un onside kick che i Chargers recuperano dandosi una bella carica di adrenalina e spaventando i Broncos, ma la difesa risponde alla grande prima col sack di Shawn Phillips (secondo di giornata per lui) e poi forzando l’incompleto di Rivers e costringendo i Chargers ad accontentarsi del field goal, che fissa il punteggio sul 24-17 con ancora poco meno di 4 minuti da giocare. La palla questa volta viene calciata lunga e Manning ha la possibilità di orchestrare l’ultimo drive per addormentare la partita e far finire il tempo sul cronometro. Si inizia subito male con una penalità della linea e con una corsa negativa di Moreno, seguito da un incompleto. Siamo già al terzo down con 17 yards da prendere e qui Manning non sbaglia, pesca sulla sideline un liberissomo Julius Thomas per 21 yards e chiude il down. Pochi giochi dopo ancora terzo down, questa volta con 6 yards da prendere e a differenza delo scorso anno contro i Ravens non si corre ma si lancia. La fiducia in Manning è totale e il campione col numero 18 non delude, pescando ancora il TE Thomas per la conversione del down che mangia altro tempo sul cronometro e lascia la palla in mano ai Broncos. E’ poi Moreno, tre giochi dopo, a guadagnare con una corsa su un terzo e 1, il primo down che mette la parola fine al match e manda i Broncos alla finale di conference. Manning è stato protagonista di una prova concreta, positiva, solida anche se non spettacolare, ma finalmente ha dimostrato nel momento decisivo del match di prendersi la squadra sulle spalle e di non sbagliare, anche se la strada per il successo finale è ancora lunga e sempre più complicata.

Decisive le corse.

temp9Hays--nfl_mezz_1280_1024La partita è stata vinta con merito e solo i Broncos potevano rovinarsi da soli la festa. Ci hanno provato nell’ultimo quarto ma per fortuna hanno rimesso le cose a posto grazie all’attacco. E’ stato decisivo Manning con la conversione di due terzi down nei minuti finali, ma in tutto il match la chiave per mantenere il controllo sul risultato è stata l’efficacia del gioco sulle corse. Nel match di regular season perso contro i Chargers proprio le corse erano mancate, con sole 18 yards guadagnate, mentre ieri il gioco di corse è stato dominante. Moreno, sempre più importante per questa squadra, ha corso 23 volte per 82 yards con 1 td. A questi si aggiungono i numeri del rookie Montee Ball, che sta migliorando a ogni gara, che con le sue 52 yards su 10 tentativi ha dato il cambio di passo giusto quando Moreno doveva respirare, senza interrompere la fluidità dei drive. La coppia Moreno – Ball sta diventando un arma importante per questo attacco già fortissimo sui passaggi e contro squadre sempre più forti poter disporre di un credibile gioco di corse è fondamentale.

Difesa da oscar, per tre quarti

La nota lieta del match è stata senza dubbio la difesa. Nei primi tre quarti è stata praticamente perfetta, tanto da meritarsi a fine gara i complimenti di coach Fox. Tanta pressione su Rivers, con tre sacks (il quarto arriverà temp12Bakke--nfl_mezz_1280_1024nell’ultimo periodo) all’attivo e ottima barriera sulle corse a bloccare Ryan Matthews e i D. Woodhead, fermati rispettivamente a 29 e 26 yards guadagnate. L’assenza di Miller non si nota, Phillips, Jackson e il nuovo arrivato Mincey mettono a segno i sacks che rallentano l’attacco dei Chargers, e i linebacker, aiutati dalla linea e dalle safety, si occupano di bloccare le corse con un costante successo come era capitato poche volte in stagione regolare. La difesa è ottima e tiene a zero i punti dei Chargers per i primi tre quarti. Il punto di svolta però è l’infortunio del cb Chris Harris Jr. Harris passa spesso inosservato perchè non fa molti intercetti, ma c’è un motivo, contro di lui i qb avversari lanciano poco, perchè le sue coperture sono sempre ottime. Inoltre è il terzo cb NFL per peggior rating del qb avversario quando lancia sul ricevitore da lui marcato, statistica che lo mette di diritto tra le pedine fondamentali della difesa dei Broncos. Purtroppo il suo infortunio ha aperto il campo ai ricevitori avversari. Quentin Jammer, che l’ha sostituito, è stato battuto più volte sul profondo e in un paio di volte è stato sorpreso completamente fuori posizione. Bailey evidentemente non è ancora pronto per giocare sull’esterno ed è stato tenuto in mezzo al campo come nickel cornerback, per sfruttare più il suo senso della posizione che non la sua velocità, chiaramente ridotta dall’età e dall’infortunio al piede patito in stagione.

Ancora una volta Brady

Per fortuna i danni sono stati limitati, certo è che con Harris fuori, Jammer non sembra la risposta per la prossima sfida contro i Patriots di Tom Brady. Non si può concedere un lato del campo al qb di New England altrimenti sono guai. I Broncos dovranno trovare una soluzione, che va da Bailey, al rookie Webster a Tony Carter (anche lui acciaccato) allo stesso Jammer. Nessuna di queste ipotesi da garanzie assolute e questa sarà sicuramente una delle chiavi del match che ci attende per poter arrivare al Super Bowl. Il resto del copione sarà sempre lo stesso, cercare di installare un gioco di corse sufficiente a tenere fuori dal campo Brady il più possibile e garantire a Manning quella imprevedibilità che gli dovrebbe consentire di mettere punti a tabellone. E’ probabile che la partita arrivi a punteggi alti e ogni errore sarà decisivo. Per Manning è la sfida delle sfide, i record sono tutti per lui ma Brady è stato più vincente e difficilmente sbaglia nei momenti decisivi, quello che invece fino a questo momento della carriera sembra essere l’unico limite di Peyton. Sarà una partita in cui non c’è una squadra favorita e in cui la tensione sarà ai massimi livelli. Si dovrà sfruttare il fattore campo e il pubblico sarà importante come lo è stato ieri, silenziosissimo con la palla a Manning e in delirio per infastidire l’attacco avversario. Contro Brady, certamente più abituato a questi momenti di Rivers, potrebbe non bastare, ma la carica che uno stadio caldo può dare sarà importante per i Broncos.

MHC MVP: Peyton Manning – 25 su 36 per 230 yards, 2 td e 1 int, 93.5 qb rating

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AFC West Champions

La partita contro Houston, sulla carta facile visto che si affrontava la squadra col record peggiore della lega, serviva a verificare che non ci fossero cali di tensione e che la concentrazione rimanesse alta. C’erano obiettivi temp131222_Hays30--nfl_mezz_1280_1024ancora da raggiungere, come vincere la division e guadagnare uno dei primi due posti nel seed AFC per i playoffs, in modo da garantirsi una settimana di riposo e il fattore campo nel divisional. Obiettivi raggiunti entrambi a mani basse, con una partita solida che ha visto i Broncos dominare gli avversari e prendere il largo nel punteggio nel secondo tempo. I Texans schieravano in cabina di regia Matt Schaub reduce da un infortunio e consapevole che la sua avventura a Houston è giunta al capolinea, non poteva essere lui il pericolo per i Broncos. Denver doveva dare una risposta alla brutta sconfitta della partita scorsa contro i Chargers e la risposta è arrivata. Un primo tempo fin troppo equilibrato dove i Broncos dimostravano di essere la squadra più forte ma avevano un po’ le polveri bagnate vicino alla endzone portava il risultato all’intervallo sul 16-6 per gli ospiti. Nel terzo quarto l’unico vero passaggio a vuoto dell’attacco quando Manning ha lanciato ben 6 incompleti di fila, cosa mai avvenuta prima in stagione e i Broncos hanno fatto tre pessimi drive da three and out consecutivi (e quattro drive chiusi col punt), riaccendendo il lumicino della speranza per Houston. I Texans in quel periodo hanno messo a segno il loro unico TD di giornata portandosi vicino nel punteggio sul 16-13. Da di li in poi Manning ha deciso che era giunto il momento di chiudere il match e ha infilato tre td consecutivi che allungavano il distacco nel punteggio e davano la vittoria ai Broncos col risultato finale di 37-13. Grazie anche alla contemporanea sconfitta dei Chiefs contro i Colts, i Broncos sono per la terza volta di fila campioni della AFC West, tripletta mai avvenuta prima nella storia di Denver. Complimenti alla squadra e a coach John Fox che nei suoi tre anni come head coach ha portato a casa sempre il titolo di division. I Broncos si sono garantiti anche il diritto di giocare in casa il divisional del playoffs e di saltare la wild card, avendo una settimana di riposo. Resta solo da conquistare il seed numero 1 in AFC che garantirebbe di giocare in casa anche l’eventuale finale AFC. Vincendo domenica prossima contro i Raiders l’obbiettivo sarà raggiunto.

Manning 51

La partita contro i Texans verrà ricordata non solo per i successi di squadra ma soprattutto per i successi personali di Peyton Manning. Il qb ha battutto infatti il record di passaggi da TD realizzati in una singola stagione, che apparteneva a Tom Brady con 50 td. Manning grazie ai suoi 4 td ha portato il record a 51, con una partita ancora da giocare. Il passaggio da record è arrivato nell’ultimo periodo ed è stato ricevuto dal TE Julius Thomas. Manning ha dichiarato al termine del match di essere molto contento per il record, essendo un grande studioso del gioco e della storia della NFL, ma di essere anche ben consapevole che i record sono fatti per essere battuti e che la tendenza NFL degli ultimi anni è molto più orientata verso il gioco sui passaggi. Non sarebbe sopreso se l’anno prossimo fosse proprio Tom Brady a battere nuovamente il suo record. La sua dichiarazione è stata molto elegante, Manning resta uno dei professionisti più seri e meno “personaggi” della NFL di oggi, portando grande rispetto per i suoi avversari e dimostrande anche un filo di umiltà che non fa mai male. Vero che il record è importante ma la sensazione ascoltando le sue parole è che molto più importante sia riuscire a vincere il Super Bowl, piuttosto che avere il proprio nome in quasi tutti i record ma essere ricordato come “perdente” di successo. Questo lascia ben sperare noi tifosi, certi che Manning metterà tutto se stesso per raggiungere l’obiettivo più importante, lasciando i successi personali in secondo piano. Il record di Manning fa riflettere perchè anche durante questa stagione strepitosa e che lo porterà con tutta probabilità a vincere il quinto MVP della carriera, non sono mancate le critiche e i momenti di incertezza attorno a lui. Significativo come si riesca comunque a trovare dei lati negativi, e io stesso l’ho fatto più volte, a quello che in questo momento è senza dubbio il qb più di talento in tutta la NFL. Certo manca ancora l’ultimo passo, dimostrare nei momenti decisivi di essere determinante. Speriamo che anche questo aspetto venga fuori in questa stagione di per se già clamorosa

L’attacco gira a mille

Detto di Manning e del suo record, bisogna elogiare tutti i suoi compagni di reparto che stanno disputando una stagione fantastica. Nonostante l’assenza di Welker, che in alcune occasioni si è fatta sentire parecchio temp131222_Hays19--nfl_mezz_1280_1024soprattutto sui terzi down, i ricevitori restano una garanzia. Thomas e Decker hanno ricevuto più di 100 yards a testa anche domenica realizzando rispettivamente 1 e 2 td. A loro si aggiunge Julius Thomas, 6 ricezioni e un td per lui e stanno trovando il loro spazio anche Andre Caldwell e Jacob Tamme, spesso cercato e pescato da Manning proprio per l’assenza di Wes Welker. A dar manforte al gioco di passaggi, c’è anche un gioco di corse davvero credibile, con Moreno che per la prima volta in carriera supera le 1000 yards di corsa stagionali (76 yards per lui domenica) coronando così la sua miglior stagione da quando è arrivato ai Broncos scelto al primo round del draft. E’ arrivato tardi, ma si può dire che ora sia un running back di tutto rispetto. Il rookie Montee Ball ha risolto (si spera) i problemi di fumble e sta facendo vedere ottime cose, tanto che proprio domenica mi è sembrato molto strano nel terzo quarto, durante il periodo dei sei incompleti di Manning, come non si cercasse di correre di più ma si volesse insistere sui passagi. Ora il running game da garanzie e apre il gioco per i passaggi, nei playoffs questa sarà la chiave contro le difese forti, quindi dimenticarsi per tanto tempo delle corse è una strategia da non ripetere. Se vogliamo trovare un lato negativo dell’attacco dei Broncos di domenica, si può individuare nella linea offensiva che ha concesso un po’ troppo alla difesa dei Texans, facendo subire a Manning qualche colpo che si poteva evitare. Anche le penalità andrebbero ridotte, una costante fino ad ora in stagione, spesso risultano dannose in momenti chiave del match.

Incognita difesa

Se l’attacco sta molto bene ed è certamente il nostro punto di forza, la difesa mi lascia ancora piuttosto perplesso. Domenica si è vista una bella prova del reparto difensivo, capace di limitare il seppur anemico attacco dei tempAP631564221481--nfl_mezz_1280_1024Texans. Sono ritornati anche i turnovers, con gli intercetti di Mike Adams e Dominique Rodgers-Cromartie, che ultimamente erano merce rara da quella parte del campo. Di fronte non c’era certo il nemico peggiore, una squadra senza running back e con un qb in stato confusionale non possono essere un test attendibile anche se prendiamo volentieri atto della bella prestazione. Quello che non mi convince è che ancora una volta è cambiato lo schieramento titolare. Ihenacho è tornato in campo come safety, ma Woodyard è ancora in panchina giocando solo qualche formazione difensiva ad hoc e negli special teams. Al suo posto Paris Lenon, che ha giocato discretamente sulle corse ma sui passaggi è stato pescato un paio di volte lontano dal suo uomo. Questo cambio ancora non riesco a spiegarmelo. Tra i cb, il recuperato Champ Bailey ora è diventato il terzo cb, gioca nelle formazioni di nickel e si occupa del ricevitore in slot, lasciando Chris Harris Jr sugli esterni. Il cambio sembra funzionare, Harris, solido per tutta la stagione, ha giocato la sua miglior partita andando a negare ricezioni importanti ai ricevitori avversari con ottime giocate. L’assenza di Webster per infortunio, sembra brutto dirlo, ma potrebbe essere un bene. Il rookie infatti nonostante le sue enormi qualità atletiche, troppo spesso è stato battuto uno contro uno questa stagione. Ancora tanto tempo in campo per Omar Bolden e ancora non sono convinto delle sue qualità come safety. Insomma l’assetto difensivo non è ancora ben chiaro e questo non può lasciare tranquilli i tifosi in vista dei playoffs.

Von Miller fuori

A questo ci dobbiamo aggiungere che Von Miller, il punto di forza (almeno sulla carta) della nostra difesa, sarà costretto ai box per il resto della stagione e per i prossimi sei mesi almeno. Durante un’azione di gioco si è rotto infatti il legamento crociato anteriore del ginocchio destro e per lui la stagione è finita in quel momento. Ora sulla carta potrebbe essere una perdita determinante per un reparto già traballante come la nostra difesa. Quest’anno però il Von Miller visto all’opera nulla aveva a che fare con quello dell’anno passato. Perse le prime sei partite per squalifica, quando è tornato è stato efficacie solo a sprazzi, alternando partite discrete e promettenti a prestazioni molto opache tanto da prendersi la cazziata pubblica da Jack Del Rio. Insomma un Von Miller direi ampiamente insufficiente e nessuno ci garantisce che avremmo visto il vero Von Miller da qui alla fine della stagione. Certo con lui in campo gli avversari devono tenere sempre gli occhi aperti e qualche raddoppio devono farlo, lasciando più spazio in altre parti del campo, ma se Miller non avesse nettamente migliorato il suo rendimento non sarebbe stato decisivo. Diciamo che l’assenza non è un bene, ma non è così grave, a mio parere, di quello che si potrebbe pensare. Quello che mi preoccupa di più se vogliamo è l’assenza di Wolfe, abile sulle corse, e la mancanza di sacks da parte di Phillips che era partito molto bene quest’anno. Forse sta sentendo un po’ la fatica e speriamo che la settimana di riposo possa aiutarlo a recuperare un le energie.

MHC MVP – Peyton Manning 32 completi su 51 per 400 yards e 4 TD

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Manning contro Brady

Peyton-Manning-Tom-BradyOgni volta che questi due qb si affrontano, tutte le altre storie intorno alla partita diventano secondarie. Il record stagionale, la vittoria della division, le performance degli altri giocatori, passano in secondo piano e la partita è tutta nella sfida tra Peyton Manning e Tom Brady, due dei più grandi qb degli ultimi 10 anni e probabilmente di sempre. Chi vince la sfida tra i due, porta a casa la partita, quasi sempre. Domenica la sfida è stata vinta da Tom Brady, più preciso e più in controllo del match che è stato in grado di portare la W dalla parte dei suoi New England Patriots. La sua reazione dopo un inizio disastroso è stata degna di un fuoriclasse. I primi tre possessi di Brady si sono chiusi con tre fumble dei Patriots, che hanno permesso ai Broncos di portarsi in vantaggio nel punteggio sfruttando le ottime posizioni di campo. Nella ripresa però il leader dei Patriots ha ribaltato il match, recuperando ben 24 punti e portandosi fino al 31-24 con esecuzioni precise e approfittando di tutti gli spazi che la difesa dei Broncos concedeva. Manning dall’altra parte del campo è parso un po’ meno preciso del solito, ha sicuramente sofferto il grande freddo del Gillette Stadium, – 6 gradi e con vento gelido oltre i 30 km/H e le difficoltà si sono viste anche quando la squadra metteva punti a tabellone nel primo tempo. Il suo tabellino racconta di solo 150 yards lanciate con 19 completi su 36, percentuale tra le peggiori dall’inizio della stagione. Due le mete realizzate contro un intercetto, per un qb rating finale non esaltante di 70.4 punti. Brady ha risposto con 344 yards lanciate, 34 passaggi completati su 50 e 3 td senza intercetti, con qb rating 107.4  ma numeri a parte si è dimostrato un grande campione soprattutto dal punto di vista mentale. Senza un grandissimo gruppo di stelle a ricevere i suoi palloni è riuscito a trovare i punti deboli, come l’assenza di Rodgers-Cromartie nella ripresa, per mettere in cascina yards dopo yards e infilare 4 td nella ripresa. A lui la palma di vincitore morale dello scontro tra i due qb.

Inizio col botto

L’inzio di partita aveva lasciato sperare un ben altro risultato finale per i Broncos. La difesa è partita alla grande causando subito tre fumble nei primi tre drive dei Patriots, il primo dei quali riportato direttamente in endzone da Von Miller per il 7-0 iniziale. Poche azioni dopo lo stesso Von Miller si ripete, tempAP517128175571--nfl_mezz_1280_1024causando questa volta il fumble di Tom Brady, che viene recuperato da Terrance Knighton sulle 23 yards offensive per i Broncos, che ci mettono pochissimo a realizzare con Moreno il secondo td di giornata. Drive successivo e altro fumble, questa volta del rb Blount che viene colpito dalla safety Ihenacho e il pallone è recuperato da Trevathan. Terzo drive offensivo dei Broncos che finisce a punti grazie al field goal di Matt Prater dalle 27 yards. Non ci poteva essere inizio migliore, con l’attacco che trova ancora il field goal più tardi nel secondo quarto e la difesa che continua a mettere pressione su Brady causando ancora un fumble, questa volta recuperato dai Patriots. La partita sembra segnata, il risultato è di 24-0 e i Patriots giocano già il quarto down alla mano, senza convertirlo e dando di nuovo la palla ai Broncos. Nonostante il vantaggio però, le sensazioni non sono del tutto positive. L’attacco non sta giocando bene, i lanci di Manning non sono per nulla precisi e arriva anche qualche errorino dei ricevitori che però sono quasi sempre marcati molto da vicino dalla difesa dei Patriots. Il vantaggio è sicuramente frutto di “episodi” e della grande prova difensiva più che di un vero dominio di squadra. C’è la sensazione che la partita sarà ancora lunga.

Turning point

Il punto di svolta del match avviene a 10 secondi circa dalla fine del secondo quarto. I Patriots vanno al punt e i Broncos hanno ancora qualche secondo per provare ad allungare il vantaggio prima che il secondo tempo si riapra con la palla in mano ai Patriots nella ripresa. Sul punt Trindon Holliday si trasforma, come a volta gli capita, nel fratello scarso di quello che è in grado di strabiliare e perde il pallone sulla ricezione, nella mischia ne escono i Patriots con la palla in mano in una posizione di campo che può permettere a  Brady di provare, senza rischiare nulla, il lancio in endzone. Cosa che puntualmente avviene, ed è qui che succede il fattaccio. Il lancio è corto e lontano da ogni ricevitore, Dominque Rodgers-Cromartie si lascia ingolosire dalla possibilità di intercettare la palla e si tuffa in un tentativo di inutile (se non per le statistiche) intercetto a terra, che si trasforma in un infortunio alla spalla e pallone che cade incompleto. Il cb fino a questo momento in stagione vera stella delle secondarie e che anche in questo match stava giocando strabene, non rientrerà in campo nella ripresa a causa dell’infortunio e Brady da quel momento in poi decide di punire Webster, il suo sostituto, individuato come anello debole della difesa.

Secondo tempo da incubo

A complicare le cose ci si mette poi il solito fumble dei running back dei Broncos, Montee Ball che stava giocando comunque molto bene, perde un pallone sanguinoso dopo un contatto col difensore avversario e la palla è recuperata dalla difesa. Brady non si lascia scappare l’occasione e guida il drive da td chiuso pochi giochi dopo con una corsa in td del rb Bolden. Punteggio sul 24-14 e inerzia che comincia a cambiare passando dalla parte dei padroni di casa. I Broncos fanno di tutto per rallentare il ritmo, correndo a ripetizione e cercando di far perdere il ritmo a Brady lasciandolo in panchina. La tattica funziona si e no, Moreno mette insieme ottime corse e macina yards, ma non si può solo correre e il gioco sui passaggi non riesce a supportare quello sulle corse. Manning viene placcato su un terzo down subisce un sack con fumble che per fortuna lui stesso riesce a recuperara, ma l’attacco si inceppa. Brady   temp131124_Christus09--nfl_mezz_1280_1024ormai è lanciatissimo e in due passaggi raggiunge di nuovo l’endzone per il td del 24-21 realizzato dal TE Gronkowski. Ora la bilancia pende tutta dalla parte di New England che mette la freccia e nel quarto periodo supera i Broncos nel punteggio sfruttando un altro turnover, questa volta un intercetto lanciato da Manning e messo a segno da L. Ryan. La partita sembra sfuggire di mano e i Patriots allungano ancora con un field goal portanto il risultato sul 31-24 e facendo credere che ormai i Broncos abbiano mollato dal punto di vista psicologico più che fisico. In realtà la reazione che non ti aspetti più arriva e i Broncos riescono a pareggiare con un bel drive, l’unico del secondo tempo, fatto di passaggi corti e di corse, e chiuso con il TD di D. Thomas a 3 minuti dalla fine. La partita si trascina senza altre emozioni ai supplementari. I Broncos vincono il sorteggio ma l’equilibrio sembra regnare nell’overtime. Le difese riescono a contenere gli attacchi e il gioco si ingolfa un po’ arrivando al punt nei primi 4 drive e consumando tempo sul cronometro. Nel secondo punt dei Patriots però si decide la partita. Welker è l’uomo destinato a ricevere il pallone, all’ultimo momento segnala di non ricevere il pallone e si allontana facendo rimbalzare la palla, che però va a sbattere sulle gambe di Tony Carter che stava bloccando un giocatore dello special team avversario. A quel punto la palla diventa giocabile e libera e i Patriots sono i primi a ricoprirlo in una zona perfetta per segnare, pochi giochi dopo, il field goal decisivo che consegna la vittoria a Brady e compagni. La fine peggiore per una delle più belle ed incerte partite di questa stagione NFL e un modo un po’ casuale di decidere la sfida tra i due campioni Manning e Brady. Se le premesse restano queste però, è probabile che non sai l’ultimo confronto fra i due in stagione, i playoff li aspettano.

MHC MVP – Knowshon Moreno 37 corse per 224 yards (record in carriera), 6.1 ypc, 1 TD

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L’atteso confronto

temp131117_Bakke12--nfl_mezz_1280_1024Finalmente è arrivato il momento del confronto con i sorprendenti Kansas City Chiefs, vera rivelazione dell’anno che stanno impressionando tutta la lega e che hanno dalla loro il miglior record NFL, 9-0 e sono l’unica squadra ancora imbattuta. L’attesa è grande perchè i Broncos, alla vigilia della stagione nettamente favoriti per dominare la AFC West, si trovano al momento a inseguire e una sconfitta complicherebbe molto la situazione in vista dei playoff. C’è molta curiosità intorno a questo match, bisogna capire se entrambe le squadre sono veramente così forti, oppure hanno fatto un buon cammino fin qui aiutati dalla buona sorte e dal calendario. Entrambe hanno infatti affrontato solo squadre con il record perdente, unica eccezione i Colts, che hanno fatto registrare peraltro l’unica sconfitta dei Broncos. Non è della partita Champ Bailey ancora infortunato e tutto sommato, visto il brutto stato di forma del futuro hall of famer, forse non è poi nemmeno un male per i Broncos. Dall’altra parte invece è presente quel Dwayne Bowe che, dopo aver fatto visita alle patrie galere per certi comportamenti discutibili fuori dal campo, è di nuovo pronto a vestire l’uniforme dei Chiefs. Torna titolare la safety Duke Ihenacho, rivelazione di quest’anno. La difesa dei Chiefs è la loro migliore arma e con quella, più che con l’attacco, hanno fin qui dominato. Manning è il bersaglio grosso dichiarato fin dalla vigilia e pertanto l’attenzione deve essere massima per i padroni di casa. Dall’altro lato del campo il loro attacco non fa così tanta paura, seppure Jamal Charles non è nuovo a fare bella figura contro i Broncos. La nostra difesa quest’anno sta dominando contro le corse ed è un po’ più imprevedibile sui passaggi dove ha alternato buone cose a mezzi disastri. In ogni caso la chiave della partita sarà vedere come si comporta il nostro attacco contro la loro difesa, i due reparti che detengono molti record in stagione.

Cambia la tattica

Miglior attacco contro miglior difesa, di solito questi confronti non sono mai facili da pronosticare e il più delle volte è la difesa a uscirne vittoriosa. Sarà per questo motivo, o forse anche per il leggero infortunio subito da Manning domenica scorsa alla caviglia, che la necessità di proteggerlo diventa il primo punto sulla check list in preparazione del match. Jack Del Rio che di difesa ne sa qualcosa, decide insieme al suo staff di mischiare un po’ le carte e cambia l’approccio tattico temp131117_Bakke24--nfl_mezz_1280_1024alla partita. Rispetto a tutte le altre uscite stagionali, i Broncos scelgono di controllare il cronometro e di stancare la difesa avversaria con delle corse per aprire i down e non mettere troppo a rischio Manning. La tattica funziona alla grande, correre e guadagnare yards a ogni corsa (cosa non scontata), permette ai Broncos di gestire il match e dopo essersi portati in vantaggio per 10-0 nel primo quarto grazie al fg di Matt Prater e al touchdown di Julius Thomas (ricezione da 9 yards), di gestire la partita senza mai andare in difficoltà. I Chiefs riescono solo ad avvicinarsi sul 10-7 grazie a Bowe (6 yard di ricezione da A. Smith) ma i Broncos non danno mai l’impressione di perdere il controllo sul match. La partita continua con questa tattica, meno spettacolare del solito, dove si corre o se si lancia lo si fa immediatamente, con passaggi corti o screen pass, in modo da ridurre al massimo i rischi di subire sack contro la miglior difesa in circolazione. Grazie anche alla prima prova col punto esclamativo di Montee Ball, autore di due TD, i Broncos prendono il largo nel punteggio. I Chiefs, chiamati a rincorrere, cosa mai capitata prima in stagione, dimostrato tutti i loro limiti offensivi. Troppo impreciso Alex Smith e con la linea offensiva che subisce gli attacchi della nostra difesa, non impesieriscono mai i Broncos e danno anzi l’idea che il loro 9-0 sia più frutto di circostanze fortunate, che nella seconda parte dellla stagione potrebbero non ripetersi, che di un reale dominio e strapotere nella lega.

Manning l’intoccabile

La partita è stata vinta in trincea, come succedeva ai “vecchi tempi”, una di quelle partite dove il dominio fisico sulla linea ha fatto tutta al differenza del mondo. La linea offensiva dei Broncos è stata strepitosa nel proteggere Manning, per lui nessun sack subito e mai nessun avversario nei suoi paraggi, è stato sfiorato solo una volta e per lui giocare così è fondamentale, anche per temp131117_Bakke22--nfl_mezz_1280_1024preservare la caviglia acciaccata. I due tackle, messi sotto pressione dai DE avversari hanno retto alla grande e va segnalata la bellissima partita di Ryan Clark che aveva il compito più difficile, proteggere il lato cieco del qb dagli attacchi di Tamba Hali e degli altri Chiefs. Il gioco di corse è stato ben effettuato, i numeri non sono strabilianti e dicono 104 yards guadagnate in 36 corse, ma la distribuzione dei giochi e l’alternanza di corse e passaggi in situazioni dove fino a ieri i Broncos lanciavano nel 90% dei casi è stata importante per tenere la mani suo match. Moreno ha fatto una prova discreta, segnando a tabellino 27 corse (record stagionale) per 79 yards e Montee Ball come detto ha realizzato due bei touchdown in situazione di redzone dimostrando che il fiuto per il TD non l’ha perso (sul il record di TD al college). L’unico fumble commesso dall’attacco, ancora da Ball in uno scambio di palla con Manning, potrebbe far calare un po’ il giudizio sul rookie, ma dopo la partita è stato lo stesso Manning a chiarire le cose e prendersi la responsabilità dell’errore dovuto a un suo posizionamento errato del pallone. Non c’è stato solo gioco di corse e non potrebbe essere diversamente per questi Broncos, i passaggi ci sono stati e sono stati tanti come sempre. Manning ha completato 24 lanci su 40 tentati per 323 yards di guadagno e 1 “solo” TD. Come sempre tutti i ricevitori coinvolti anche se oggi sugli scudi ci finisce Wes Welker, che per i passaggi corti è sempre un arma fantastica. 8 ricezioni per 72 yards per lui. La giocata più lunga spetta però a D. Thomas con un bel gioco da 70 yards in una delle sue 5 ricezioni di giornata.

Shawn Phillips, protagonista low cost

Vinto lo scontro principale tra il nostro attacco e la lora difesa, per vincere il match serviva che il nostro reparto difensivo non facesse scherzi e così è stato. La prova della difesa è stata molto positiva, sugli scudi la linea che ha messo grande pressione su Alex Smith, realizzando 3 sacks e in molte altre occasioni ci è andata vicino. Protagonista di giornata il de/olb Shawn Phillips con 1.5 sacks, 10 tackle e tanta pressione su Smith, sta confermando di essere una delle firme in free agent più sottovalutata di tutta la NFL. Dopo il clamoroso fax gate del caso Dumervil, la dirigenza è stata eccezionale nel non farsi prendere dal panico e non dare milioni di dollari a Freeney o Abraham, ma ha saputo aspettare l’occasione temp131117_Christus16--nfl_mezz_1280_1024giusta firmando l’ex nemico (nonchè odiato) lb dei Chargers. La sua stagione è semplicemente all’altezza di quello che faceva il buon Elvis l’anno scorso, ha già registrato 9 sacks in stagione e 28 tackle con un rendimento eccellente e uno stipendio di circa 10 volte inferiore di quello che era destinato a Dumervil, guadagna infatti 1 M$ per 1 anno di contratto. Ottima mossa del front office che secondo me dovrebbe pensare seriamente di riconfermarlo alla fine della stagione. Oltre a Phillips domenica si è messo in evidenza anche Malik Jackson, un giovane che sta facendo vedere ottime cose nel poco tempo in cui viene utilizzato. La sua crescita è importantissima per dare sostanza a forze fresche alla linea e la sua versatilità gli permette di giocare sia com DE che come DT in situzioni di passaggio. Domenica per lui 3 tackel, 0.5 sacks e due passaggi deviati sulla linea a interrompere azioni importanti per gli avversari. Chi non si è visto domenica è stato Von Miller, ed è una mancanza grave. La sua stagione già complicata per la squalifica non è ancora decollata e speriamo che sia solo questione di tempo. Il suo apporto è fondamentale per riuscire a raggiungere traguardi importanti, e Jack Del Rio a fine partita ha espresso chiaramente ad alta voce il suo disappunto per la prova di Miller. Le secondarie se la sono cavata bene con alcune giocate spettacolari di Dominique Rodgers-Cromartie per cui vale lo stesso identico discorso fatto per Phillips. Grande acquisizione in off-season, ottimo prezzo, ma solo 1 anno di contratto e la necessità di confermarlo per i prossimi anni perchè ha tutte le qualità che servono a un buon cb NFL. Da registrare purtroppo il brutto infortunio a Rahim Moore, di cui non è ben chiara l’origine ma sembra che un muscolo della gamba abbia iniziato a sanguinare causando un’emorragia interna e quindi una eccessiva compressione dell’arto che rischiava di procurare danni ai nervi. Dopo aver sentito già fastidio in settimana, Moore ha dovuto lasciare il campo durante il match ed è stato già operato nella giornata di lunedi, i tempi di recupero però sono indefiniti al momento ma si teme un lungo stop, tanto che è stato messo proprio oggi nella injury list con l’opzione per essere reinserito a roster dopo 6 settimane. Al suo posto è stato firmato Micheal Huff, ex prima scelta al draft e grande promessa che poi si è persa un po’ nel cammino NFL ma che ha al suo attivo più di 90 partite da titolare.

Al posto di guida

La vittoria di domenica rimette i Broncos in testa alla AFC West e come si usa dire in questi casi sono padroni del proprio destino. Al momento hanno il miglior record NFL e il vantaggio nello scontro diretto coi Chiefs. Le prossime partite saranno però molto dure, a cominciare da domenica prossima (ancora Sunday Night) quando i Broncos affronteranno i New England Patriots in tasferta. La squadra di Brady è sempre pericolosa, al momento ha un record di 7-3 e resta una seria candidata alla finale AFC, forse l’unica vera avversaria sullo stesso livello dei Broncos. Le altre squadra in corsa per i playoff sono i Bengals (7-4) e i Colts (7-3) che stanno comandando agevolmente le loro division e difficilmente perderanno l’accesso alla post-season. Per la wild card un posto è sicuramente occupato dalla seconda della AFC West (ci auguriamo i Chiefs) e per l’altro sono parecchie le squadre in corsa con un record di 5-5 ma nessuna di loro sembra al momento in grado di poter far strada nei playoffs. Sarà fondamentale giocarsi bene il ritorno contro Kansas City in trasferta, perchè bisogna assolutamente vincere la division per non dover ricorrere alla wild card e giocarsi poi i playoffs sempre in trasferta, ma è ancora presto per pensarci, intanto domenica andrà in scena l’ennesimo Manning Vs Brady con special guest l’ex di lusso Wes Welker.

MHC MVP – Shawn Phillips – 10 tackle, 1.5 sacks, 2 hits

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Prima o poi doveva succedere.

Si sapeva, il record 16-0 non era e non deve essere l’obiettivo principale, una sconfitta prima o poi doveva arrivare ed è arrivata a Indianapolis, contro i Colts che di Manning sono stata la squadra per moltissimi anni, prima dell’approdo ai Broncos. Una domenica particolare per Peyton, tornato a “casa” tra molti tifosi che ancora lo applaudivano e inneggiavano per il Super Bowl vinto (già, solo uno) e per la qualità del gioco fatta vedere durante la sua lunga carriera. Forse emozionato, anche se non sembra il tipo, o forse semplicemente in difficoltà per le trame che si sviluppavano durane la partita, non è stato il solito Manning visto fino ad ora. Parecchi passaggi imprecisi, soprattutto quelli sul lato sinistro per D. Thomas, troppo spesso corti, e alcune scelte non sempre ideali come la costante ricerca di screen pass per i running back che però non hanno portato a grossi successi. Approccio alla partita certamente da condividere con il coaching staff, anche se con la libertà che ha il qb di cambiare i giochi sulla linea non si sa mai fino in fondo chi sceglie il gioco da effettuare tra lui e i coach. La squadra non ha giocato bene, la partita è stata inzialmente chiusa ed equilibrata con il punteggio che è cambiato più volte portando il vantaggio da una parte all’altra del tabellone con segnature alternate e sembrava che nessuna delle due squadra avesse un netto dominio sull’altra. Però a metà del primo tempo, sul 14-10 per i Broncos, l’attacco si è ingolfato e i successivi 6 drive son finiti senza punti sul tabellone.

Mani addosso a Manning

manning-colts-600Una safety subita da Peyton Manning (fumble causato da Robert Mathis e poi recuperato da un compagno) ha dato il via alla cavalcata dei Colts, che costringendo al punt i Broncos per i successivi 5 drive a cavallo tra secondo e terzo quarto, tenevano a secco l’attacco e costringevano la difesa a rimanere in campo e a faticare contro l’ottimo attacco messo in piedi dal nuovo leader dei Colts, Andrew Luck. Ma era la difesa dei Colts a mettere a dura prova il nostro attacco, solitamente molto efficace. L’assenza del RT Franklin, dopo quella di Clady, si è fatta sentire sulla linea offensiva (dove manca anche il C titolare JD Walton). La coperta inzia a essere corta e la pressione avversaria sul qb dei Broncos inizia a essere importante. Ieri ben 4 sacks subiti, la safety e un intercetto causato sempre dalla pressione avversaria su Manning. Inoltre il colpo subito da Mathis ha fatto nascere alcuni dubbi sulla possibile perdita di forza mostrata nei lanci successivi. Manning ha minimizzato le domande della stampa a tal proposito con una battuta “Dopo il colpo ho lanciato molti passaggi traballanti, molti passaggi da touchdown traballanti” come a voler dire che non c’è stato nessun tipo di conseguenza e speriamo davvero sia così. Fatto sta che la linea dovrà trovare ben presto un suo assetto perchè non possiamo permetterci che Manning venga maltrattato dalle difese avversarie, altrimenti le nostre speranze crollano in maniera netta.

C’è Miller, ma cambia poco

L’attacco ha faticato certo, ma nel quarto periodo una ripresa c’è stata, sono arrivati altri due touchdown a rimettere in partita i Broncos ma i Colts erano già parecchio avanti, 33-17 alla fine del terzo periodo. Continuando la brutta tendenza che si vede da inizio stagione, la difesa non è stata in grado di tenere a punteggio basso i Colts. Luck ha fatto il T+Y+Hilton+Denver+Broncos+v+Indianapolis+Colts+dFuqtJlSlGslbello e il cattivo tempo, pur senza strafare. La sua è una prestazione non stellare nei numeri ma molto solida, mette a referto 228 yards con 21/38 e 3 Td senza intercetti. A completare l’opera anche un td su corsa e altre corse buone per il primo down al momento decisivo, ad aumentare la sensazione che stia diventando sempre più leader della squadra e sempre più maturo. La difesa soffre tremendamente ancora una volta dimostrando tutti i suoi limiti. E’ rientrato Von Miller, dopo le sei giornate di squalifica per… “essere scemo” diciamo. Il suo apporto non è stato importante come sperato, forse un po’ di ruggine e un po’ di mancanza di abitudine al contatto fisico, hanno limitano il suo impatto sul match. Solo 2 placcaggi per lui e poca pressione su Luck. Già dalle prossime gare il suo apporto dovrebbe migliorare, almeno è quello che i Broncos sperano. Mancava ancora invece il MLB Woodyard e forse è stata la mancanza più importante. Wesley è il leader della difesa, oltre ad essere un ottimo linabacker. E’ quello che urla e tiene insieme il reparto, il vero capitano e la sua assenza lascia un buco importante in mezzo alla difesa. Il suo sostituto Lenon non è al suo pari e tutto il reparto ne risente. Tra le secondarie la prestazione migliore è ancora di Dominique Rodgers-Cromartie che più di una volta salva il risultato con ottime giocate sui ricevitori avversari. In difficoltà invece Champ Bailey, completamente distratto nell’azione del td di Heyward-Bay, dove si perde il ricevitore in motion sulla linea come un dilettante. Inoltre per lui di nuovo un infortunio subito di cui si attendono notizie nei prossimi giorni. Anche gli altri compagni di reparto comunque non hanno brillato, lasciando spazi ampi ai ricevitori e tight end dei Colts per completare i loro giochi e avanzare per il campo.

Troppe palle perse

I Broncos concedono anche oggi una valanga di punti, 39 per la precisione, ma non è solo colpa della difesa. Ieri le palle perse sono state decisive dando ottime posizione di partenza all’attacco di casa. Sanguinoso il fumble di Trindon Holliday che perde palla sulle proprie 14 yards durante un ritorno di punt e concede il facile touchdown ai Colts nel drive successivo. Sul finale quando si cerca la disperata rimonta e si è vicini alla meta avversaria, manning_luck.jpg.size.xxlarge.letterboxè ancora il running back Hillman a perdere il pallone che viene recuparato dai Colts mettendo praticamente la parola fine sul match. Per Hillman i fumble iniziano a essere troppi, se abbinati poi alla mancanza di big play che ne giustifichino l’utilizzo. Se per lui le cose non cambiano la vedo dura in futuro. Dietro Moreno, ieri per niente spettacolare, sembra ci sia una gara a chi spreca l’occasione tra Ball e Hillman, che alternano un fumble per uno quando chiamati in causa. Io continuo a preferire Ball, anche se non ha ancora dimostrato nulla di speciale. In aggiunta ai due fumble ci sono stati come detto la safety e l’intercetto di Manning, a completare l’opera. Con 4 turnover l’attacco certamente non ha aiutato questa difesa già in enorme difficoltà.

Una sconfitta che deve servire

La sconfitta doveva arrivare ed è arrivata. I segnali c’erano già stati nei turni precedenti, dove si era visto un attacco stellare e una difesa troppo allegra e si poteva intuire che in caso di giornata no dell’attacco, la partita sarebbe stata subito in bilico. Questo è prontamento successo e nonostante tutto si è comunque riusciti a portare la partita agli ultimi due minuti e chiudere a soli a 6 punti di distacco finali. Questa sconfitta deve essere una sveglia per tutto l’ambiente, troppo gasato dall’inizio in pompa magna e offuscato dall’attacco eccezionale che copriva tutti gli altri difetti della squadra. Ora i difetti sono venuti fuori ed è il momento migliore, perchè c’è tutto il tempo per porvi rimedio e impostare nuovi schemi che correggano gli errori visti in queste giornate. C’è ovviamente da restare ottimisti ma non sedersi sugli allori e questa sconfitta serve proprio allo scopo. Il coaching staff probabilmente lo sapeva già, ma vedere una L in classifica può servire a dare la scossa anche ai giocatori, che forse erano un po’ troppo convinti di essere imbattibili, visto che si erano vinte 17 partite di file di regular season. La doccia fredda è arrivata e ora si torna sulla terra, con i Chiefs che invece continuano a vincere e al momento sono 7-0 in AFC West dunque non è più il momento di scherzare, ora serve mostrare i muscoli e giocare più determinati. Le possibilità di fare bene ci sono tutte e già da domenica contro i Redskins avremo le prime risposte.

MHC MVP: Eric Decker – 8 rec per 150 yards e 1 Td

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