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Oct 11

Denver Broncos @ Miami Dolphins 18-15 (OT)

Fino a poco più di 5 minuti dalla fine la partita era deprimente. Due delle squadre peggiori della lega avevano dato vita a uno spettacolo pessimo, con gli attacchi incapaci di costruire qualcosa di buono, non certo per merito di difese arcigne e spettacolari, ma semplicemente perchè privi di talento e di idee. Troppo brutto per essere vero.

Eppure si è arrivati a 5 minuti dal fischio finale con i Dolphins in vantaggio “solo” 15-0.

L’attacco dei Broncos fino a quel momento era stato inguardabile, tanto che all’inizio di quel drive, la mia prima preoccupazione era quella di realizzare almeno un field goal e puntavo solamente ad evitare lo shoutout, per non interrompere la striscia più lunga di tutta l’NFL di partite in cui si è realizzato punti (l’ultimo volta a secco nel 1992). Di certo non un grosso obiettivo.

Doveva essere la partita della svolta, dopo il BYE week c’erano tante novità da assaporare. A cominciare ovviamente dalla più chiacchierata, Tim Tebow.

Il numero 15 partiva da starter per la prima volta in stagione, con Kyle Orton in panchina e Brady Quinn addirittura non attivo. Su di lui il peso di una squadra che, sotto 1-4 nel record stagionale, doveva trovare grinta e carattere prima ancora che gioco e schemi. Chi meglio di lui.

Ma non era l’unica novità. A ricevere i suoi palloni non c’era più Brandon Lloyd, mandato ai Rams prima della chiusura della tradeline, ma si rivedeva la prima scelta dello scorso anno, quel Demaryius Thomas sul quale ci sono ancora grandi speranze per il futuro.

Un altro cambio nella starting lineup vedeva il rookie seconda scelta Rahim Moore messo in panchina dopo un inizio di stagione incerto, soprattutto per l’incapacità di portare buoni placcaggi, troppi infatti i tackle mancati in campo aperto. Al suo posto l’altro rookie Quinton Carter, che almeno sulla carta sembra più abile nei placcaggi che non nelle coperture sui passaggi profondi.

L’inizio era molto in sordina, come ormai ci ha abituati Tim Tebow, le sue partenze non sono mai brillanti. Qualche corsa, pochi lanci e piuttosto imprecisi e drive che terminano con un punt dietro l’altro.

Tim appare insicuro e a disagio nella tasca. Quando il gioco chiamato prevede un suo passaggio, sembra scatenarsi il panico. La prima lettura viene subito scartata e non c’è n’è una seconda, si passa subito alla sua corsa. Spesso direttamente verso il placcaggio dell’avversario. Saranno ben 8 i sack subiti alla fine. La sensazione è che non ci stia capendo niente.

Di certo non è aiutato dal playcalling, davvero pessimo a mio parere, di Mike McCoy (offensive coordinator).  Troppe corse, 15 nei primi 20 giochi chiamati ad esempio e quando non si corre si cerca di andare sul lungo per i ricevitori. La mancanza di un vero WR abile nell’allungare il campo si fa sentire, Royal e Decker sono più ricevitori da slot o di posseso, ma non certo dei velocisti e Thomas è da troppo tempo lontano dai campi per essere già efficacie. Fatto sta che Tim Tebow non trova mai un bersaglio utile e messo sotto grandissima pressione dalla difesa avversaria fatica a trovare una soluzione utile a guadagnare yard.

Quando qualcosina si muove, soprattutto grazie alla corse di Willis McGahee, e dello stesso Tebow, è Matt Prater a tradire i compagni sbagliando due field goal di certo alla sua portata, dalle 43 e 49 yard. Non un buon segnale per il kicker, solitamente molto molto preciso anche dalla distanza.

E’ chiaro che con questo tipo di attacco non si riesce ad andare da nessuna parte e la difesa è costretta a fare gli straordinari. La fortuna è che di fronte c’è una squadra messa come noi, o forse anche peggio. Matt Moore non è un gran qb ma riesce, a fatica, a costruire qualche drive che porta un touchdown (conversione da due punti fallita) e tre field goal ai Dolphins per il 15-0 di vantaggio.

La sensazione a quel punto del match era che Tim Tebow rischiasse seriamente di vedere finire presto la sua esperienza da titolare e che addirittura si potesse tornare a Kyle Orton o provare Brady Quinn. Si sapeva che Tebow non era pronto per essere ora un buon qb, ma nessuno poteva immaginare che le cose andassero così male. Davvero frustrante.

Poi è successo qualcosa.

Gli ultimi 5 minuti di match sembrano appartenere a un’altra partita, ad un’altra annata, ad un altro qb. Il Tebow da NFL, scialbo e spaesato, visto fino a quel momento, lascia spazio al numero 15 dei Florida Gators e nello stadio in cui ha vinto il titolo NCAA, si rivede il leone tutto cuore e grinta che tira fuori il massimo da se e dalla squadra.

Aiutato da alcune chiamate finalmente buone da parte di McCoy, con screen pass, e passaggi sul corto e medio, riesce a connettere coi suoi WR. Prima Thomas, poi Decker, poi Matt Willis per un guadagno importante di 42 yards.

Sarà anche perchè la difesa dei Dolphins è più attenta a contenere sul profondo e quindi lascia qualche piccolo guadagno in più, ma le cose cominciano a girare per il verso giusto. Si arriva vicino all’endzone e Tebow trova nell’angolo Demaryius Thomas che in tuffo con una bella ricezione regala il TD ai Broncos. Prater realizza l’extra point e siamo 15-7 con meno di tre minuti da giocare e senza timeout.

Serve un miracolo, si prova l’onside kick, e il miracolo arriva, palla recuperata da Virgil Green dopo un parapiglia generale. Lo stadio inizia a crederci e nonostante si giochi in trasferta, più di metà pubblico ora tifa Tebow, anche perchè molti sono i fans dei Gators presenti.

Il drive che deve portare al pareggio vede la miglior azione di passaggio di tutto il matche per Tim Tebow, che pesca il tight end Daniel Fells in mezzo a due difensori a tre yard dalla linea di meta. Fells compie una vera prodezza ricevendo in tuffo un pallone preciso ma non per niente facile. Sull’azione successiva ancora una grande chiamata con una finta di screen sulla sinistra e poi il passaggio invece sulla destra ancora a Fells che trova la difesa spiazzata a e va a segnare la metà del 15-13 con 17 secondi da giocare.

Il miracolo si sta compiendo e ormai sembra che niente possa fermare Tebow e i Broncos. L’adrenalina è ai massimi livelli, serve la conversione da due punti o tutte è stato inutile. Si schiera l’attacco, tutti sanno che Tebow prenderà palla e correrà da solo verso l’endzone, tutti tranne la difesa dei Dolphins a quanto pare, che lascia un’autostrada davanti alla linea di meta e Tebow la percorre industurbato!

Conversione da due punti vincente e 15-15. Incredibile, davvero incredibile. Si va all’overtime.

Qui dopo uno scambio di punt, la palla è dei Miami Dolphins, sulle loro 40 yards, ma il momento magico non è ancora finito. Tocca a D.J. Williams compiere il gioco della partita, con un sack più fumble causato e recuperato che ridà palla ai Broncos già in raggio da field goal. Erano anni che D.J. Williams non metteva a segno un big play del genere, quello che è sempre stato il suo limite maggiore infatti è proprio quello di non incidere nel match. Ma non oggi. Oggi anche lui da qualcosa in più.

Tre corse centrali per due yard di guadagno e palla posizionata per il field goal di Matt Prater dalle 52 yards. Visti i due sbagliati in precedenza c’è tensione, ma in questo momento niente sembra girare storto ai Broncos, e il field goal si infila preciso in mezzo ai pali.

18-15 e vittoria! Da non credere, i 5 minuti più pazzi della stagione.

Ed è proprio da qui che bisogna analizzare la gara. Tebow è questo, può dare tanto anche quando sembra sconfitto e finito (anzi, forse soprattutto in queste condizioni si esprime al meglio), la squadra non molla mai e lo segue. Ti viene da pensare “Orton non l’avrebbe mai fatta una rimonta così”!

Verissimo. Ma Orton, pur con tutti i suoi limiti, probabilmente questa partita l’avrebbe vinta nei primi 55 minuti, data la pochezza degli avversari.

Se tutto il buono di Tebow è uscito negli ultimi 5 minuti, questa partita non dice niente di più su quello che sarà il suo futuro come starter, anzi aumenta ancora i dubbi su di lui, visto come si è svolta e visto che di fronte c’era una squadra davvero modesta e in crisi (0-6 il record dei Dolphins). Sicuramente si è guadagnato un altra partita da titolare e ha fatto vedere quello che già tutti sapevano. Grande grande cuore.

Ma il cuore basterà contro avversari più forti? Se Tebow è quello dei primi 55 minuti no, non basterà e si andrà incontro a una stagione ricca di batoste.

Speriamo solo che questo finale serve a dare grande fiducia al ragazzo e anche ai suoi coach, perchè il playcalling non può essere quello di ieri, altrimenti Tebow diventa troppo troppo prevedibile e diventa più chiaro perchè Lloyd abbia richiesto la trade.

I lati positivi di ieri sono che si è registrata una discreta prestazione generale della difesa, che è stata parecchio in campo ma che ha tenuto bene, rendendo possibile la rimonta ai Broncos. Buono Brian Dawkins, miglior partita degli ultimi tempi, buona la linea e buono Von Miller, al sesto sack in sei partite.

In attacco inizia a giocare molto bene Fells, ieri decisivo, e la linea d’attacco, tra alti e bassi sembra iniziare a trovare l’intesa giusta. McGahee è ormai una garanzia ma purtroppo nell’ultimo quarto si è infortunato alla mano (frattura la quarto metacarpo) e ne avrà per un paio di settimane.

La prossima settimana a Denver arrivano in visita i Detroit Lions (5-2) sopresa stagionale, ma reduci da due sconfitte consecutive.

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